Fallite aziende per la vendita di auto e moto, “fondi distratti”: condanne confermate

 
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L'indagine sulle società poi fallite fu condotta dai finanzieri e dai pm

Gela. Anche secondo i giudici della Corte d’appello di Caltanissetta ci fu un’ingente sottrazione di fondi dai conti di due aziende locali, poi fallite, avviate per la vendita di automobili e moto. Così come deciso tre anni fa dal collegio penale del tribunale di Gela, i magistrati nisseni hanno disposto la condanna dell’imprenditore Paolo Bordieri e della moglie Grazia Morselli. Erano accusati di bancarotta, perché in base ad un’indagine condotta dai pm della procura e dai militari della guardia di finanza avrebbero trasferito fondi economici dai conti delle aziende, ormai prossime al crack, a quelli personali. Quattro anni e sei mesi di reclusione per Bordieri e quattro anni a Morselli. Finirono a processo, al termine dell’indagine. I finanzieri, nel corso di una delle perquisizioni, trovarono diversi documenti contabili in un garage nella disponibilità di Bordieri. Ritennero che quanto scoperto confermasse la volontà di impedire la ricostruzione effettiva della contabilità delle aziende. I due imputati, anche in giudizio, hanno sempre sostenuto che le somme vennero usate solo per pagare i creditori e saldare le scadenze da coprire.

Hanno escluso irregolarità o la volontà di svuotare le casse delle aziende, per sottrarre fondi al fallimento. La procura generale ha chiesto la conferma della decisione di primo grado, a differenza delle difese che hanno spinto per arrivare ad una riforma integrale delle sentenze di condanna, sostenendo la totale estraneità degli imputati ai fatti. Per la condanna hanno concluso i legali di parte civile. Gli avvocati Filippo Spina e Giuseppe Condorelli rappresentano la curatela fallimentare delle due aziende al centro delle verifiche degli investigatori.

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