Farruggia, “Recovery? Maggioranza chieda invece a Greco di riferire sui suoi incontri”

 
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Farruggia attende una posizione dell'amministrazione "senza ambiguità su Manfria"

Gela. Più che sollevare polemiche sui contenuti del Recovery plan, la maggioranza del sindaco Lucio Greco dovrebbe interrogarsi sull’esito degli incontri che negli ultimi mesi il sindaco ha avuto a livello ministeriale, su progetti strategici per il territorio. “Lascia basiti il fatto che il sindaco abbia già partecipato ad incontri al ministero sul ruolo che il nostro territorio potrebbe svolgere nel prossimo futuro. A chi ha poi riferito? Con chi ha parlato? Qual è la sua visione di sviluppo? – chiede il consigliere comunale del Movimento cinquestelle Virginia Farruggia – appare lecito chiedersi se quella parte di maggioranza al governo della città, tra i quali il vicesindaco Terenziano Di Stefano e il suo gruppo, che hanno ritenuto di rilasciare certe dichiarazioni, fosse stata informata delle interlocuzioni in atto con i vari referenti del territorio al governo”. Farruggia non condivide neanche la richiesta di consiglio monotematico sul caso del Recovery plan, avanzata dai “civici” della maggioranza. “Non si comprende la richiesta di un consiglio monotematico sul tema del Recovery plan, sembra quasi si voglia gettare fumo negli occhi dei cittadini per distrarli dalla chiara crisi di risultati della giunta Greco. Infatti, la giunta dovrebbe conoscere i paletti che l’Ue ha posto sulla presentazione dei progetti per capire che i margini di discussione sono davvero pochi. A questo punto, piuttosto, potremmo chiedere un consiglio monotematico in cui il sindaco riferisca delle sue interlocuzioni con il governo attraverso i ministeri e discutere di tutte le misure che questo governo sta mettendo in campo e per le quali il Comune si è candidato, sperando che possa riuscire ad ottenere i fondi relativi attraverso l’impegno ed il confronto tra le parti e non tramite attacchi sterili che non aiutano la città. Chi non rivendica i finanziamenti strappati alla città dalla Regione Siciliana – attacca la grillina – non può sicuramente permettersi di dare lezioni di impegno e buona rappresentanza del territorio a nessuno, a meno che tutto questo non sia teso a spostare l’attenzione dalle proprie mancanze su temi che dovrebbero più riguardare una visione complessiva. Ma forse il problema sta proprio nella visione”. Il consigliere, che fa parte della commissione sviluppo economico, ieri ha partecipato al confronto con i responsabili territoriali di Irsap. Come riferito da questa testata, è partita una verifica generale sull’area industriale ex Asi. Anche in questo caso, però, la burocrazia regionale rischia di segnare il passo, a discapito di chi volesse investire. “Ma come si può parlare di sviluppo quando l’area industriale è praticamente assente? E’ esattamente come la questione porto, cioè abbiamo il mare ma non abbiamo un porto – dice ancora – allo stesso modo, abbiamo un importante tessuto economico fatto di piccole e medie imprese che insistono nella zona ex Asi, oggi messo a dura prova, ma non abbiamo alcuna zona industriale che possa garantire ai nostri imprenditori la sicurezza, i servizi essenziali per un’impresa e soprattutto uno sviluppo della propria attività. Avevamo già ricevuto segnalazioni sul fatto che le richieste di assegnazione di nuove aree rimanessero inevase nonostante i continui solleciti. Sappiamo bene cosa voglia dire per un imprenditore fare un business-plan per una nuova attività o per un ampliamento di un’attività già avviata; sappiamo come il tempo sia il peggior nemico per chi voglia investire. Bene, solo ieri, sono venuta a conoscenza del fatto che se da una parte la Regione ha nominato i commissari per gestire le ex Asi in liquidazione, non è stata così solerte da assegnare loro gli strumenti giuridici ed amministrativi per poter alienare le stesse aree o per fare nuove assegnazioni ad imprenditori di buona volontà che vogliano investire e creare nuova occupazione”. Quindi, tutto fermo, nonostante le proposte per il rilancio dell’area industriale ci siano, anche sul tavolo della commissione consiliare.

“Forse prima di reclamare al governo investimenti su cui non ci possono essere margini di discussione per via di paletti dettati dall’Ue, potremmo chiedere alla Regione una zona industriale efficiente che possa essere messa a disposizione dei cittadini che vogliano spendersi per dare un contributo allo sviluppo della comunità – conclude – prima ancora di chiedere che le aree possano essere cedute al Comune, che di certo avrebbe difficoltà nel gestirle vista la mancanza di organico, potemmo chiedere alla Regione di non spendere i soldi pubblici per pagare i commissari liquidatori. Utilizzino quelle somme per garantire uno sviluppo economico alla nostra città, negato per troppi anni, allineando magari il costo al metro quadrato dei lotti a quello delle aree industriali limitrofi e mettendoli a bando”. Le “ricette” sembrano esserci e le forze politiche che attualmente sono al governo nazionale non ci pensano due volte a denunciare l’assenza della Regione.

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