Fuga di notizie nell’indagine Rsa e presunti “favori” a Mauro, cadono accuse: assolto dirigente polizia

 
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Gela. “I fatti non sussistono”. Cadono tutte le accuse che venivano mosse all’ex vice-dirigente del commissariato di polizia di via Zucchetto Marcello Gatto. Il vice-questore aggiunto, per anni ha guidato le attività delle volanti in città, per poi trasferirsi in Emilia, dove coordina la divisione anticrimine di Parma. Il poliziotto è finito a processo, davanti al collegio penale del tribunale, presieduto dal giudice Miriam D’Amore (a latere Tiziana Landoni e Angela Di Pietro), con gravi accuse, abuso d’ufficio e omessa denuncia di reato. L’indagine nei suoi confronti si è mossa intorno a più aspetti. Al poliziotto venivano contestati presunti “favori” che avrebbe garantito all’ex direttore generale del Comune Renato Mauro (che non è mai stato coinvolto nel procedimento), ma anche la presunta mancata denuncia di una fuga di notizie legata all’inchiesta sulla Residenza sanitaria assistita di Caposoprano, condotta proprio dai poliziotti del commissariato e dai finanzieri. Contestazioni che Gatto ha sempre escluso, ribadendo in aula (è sempre stato presente in udienza) la correttezza del suo operato durante gli anni di servizio al commissariato locale. Nel materiale d’accusa, non è finita solo la vicenda della fuga di notizie, ma anche un presunto trattamento di favore che il dirigente di polizia avrebbe garantito a Mauro, dopo che il funzionario comunale scoprì che la propria automobile era stata danneggiata. Il pubblico ministero Luigi Lo Valvo, al termine della requisitoria, ha però ammesso l’assenza di elementi sufficienti a provare le accuse, chiedendo l’assoluzione dell’imputato, difeso dagli avvocati Antonio Impellizzeri e Dalila Di Dio. Il magistrato ha spiegato che sulla fuga di notizie nell’inchiesta Rsa non si è mai arrivati ad individuare un possibile responsabile. Una nota informativa riservata venne inviata a diversi destinatari, mettendo a rischio l’esito delle attività.

Come ha spiegato la difesa, Gatto ne venne a conoscenza solo in un secondo momento e non avrebbe avuto alcuna possibilità di denunciare il fatto, dato che la nota riservata era già stata spedita. Il poliziotto, inoltre, non faceva parte della divisione anticrimine del commissariato che in quel periodo coordinava le attività d’inchiesta. “Quell’indagine era blindata”, ha detto ancora il pubblico ministero. Non sono emersi aspetti penalmente rilevanti neanche sui rapporti di conoscenza tra il dirigente di polizia e l’allora direttore generale del municipio Renato Mauro, che secondo il magistrato si rivolse a Gatto chiedendo di verificare la possibile causa del danneggiamento della propria automobile. Si sarebbe trattato di richieste fatte alla luce del sole e non di eventuali favori. “Il processo non ha dimostrato nulla di illecito”, ha spiegato l’avvocato Impellizzeri. “Non c’è mai stata nessuna interferenza per inquinare l’indagine sulla Rsa”, ha proseguito il difensore. Il collegio ha emesso un verdetto di assoluzione, che fa venire meno ogni accusa mossa al poliziotto.

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