Garibaldi, l’eroe dei due mondi solo per la bibliografia ufficiale

 
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Gela. Parlare di Garibaldi, dopo 160 anni dall’unificazione del regno d’Italia, per noi meridionali, è un dovere per ritrovare l’identità nazionale persa. La storiografia risorgimentale ci ha tramandato una figura grandiosa con dovizia di particolari, non degni di un filibustiere con un curriculum pieno di nefandezze. Per noi, uomini del sud, discutere di Garibaldi ed elencare i suoi misfatti diventa un passaggio obbligato e doveroso. Abbiamo bisogno di una riscrittura degli anni che accompagnino la nascita dell’Italia. Visto che la storiografia ufficiale ha cancellato la vera storia del risorgimento Italiano, per trattare l’argomento, dobbiamo utilizzare gli scritti di altri storici che si sono impegnati nella ricerca obiettiva dei fatti. Non possiamo continuare ad accettare questa Italia, fatta di un nord ricco e dovizioso, e un sud povero senza risorse e ignorante. Nessuno può contraddire queste affermazioni volute dai componenti dell’unità d’Italia in questi ultimi 160 anni, uomini che si sono preoccupati di fare crescere il nord (vedi le infrastrutture solo al nord), lasciando il sud nell’abbandono più profondo, vittima della mafia voluta dai nordisti per i loro interessi.

Garibaldi nasce a Nizza (allora Italiana ma regalata ai Francesi da Cavour), nel 1807, già nel 1634 viene condannato alla pena di morte dai Giudici del governo Savoiardo per cospirazione per aver partecipato col movimento Mazziniano alle tante rivolte fallite. Costretto a scappare a Tunisi, travestito da contadino, viene arruolato da Hussein Bey, come bandito. Entra in contatto con molti italiani esuli vicini alla massoneria. Dopo si trasferisce in Brasile e lì grazie agli amici Luigi Rossetti e Gianbattista Cuneo, liguri e Mazziniani, inizia la costruzione del mito dell’eroe. Accusato di traffici illeciti con altri esuli italiani, fu espulso dal paese e ruba una imbarcazione per iniziare la vita di pirata. Da diversi anni, nella provincia Brasiliana di Rio Grande, era scoppiata una rivolta contro l’imperator Pietro I  di Braganza molto amato dalla popolazione locale.

Garibaldi con i suoi pirati, inizia un conflitto contro gli imperiali con atti di pirateria contro le navi cattolico ispaniche con i saccheggi contro i contadini e allevatori locali. Ferito in uno scontro a fuoco, si rifugia in Argentina e poi in Uruguay e infine in Brasile, sempre nella provincia di Rio Grande, continuando la sua attività di pirata contro le navi mercantile e gli inermi marinai. Nel 1841, ritorna a Montevideo e durante il conflitto tra Argentini ed Uruguaiani, gli Inglesi, forniscono Garibaldi, al comando di alcune navi con le quali riprese le sue attività di pirata, che vennero sospese dopo una rapina ai danni di un proprietario terriero brasiliano, mentre il giornale il “Legionario italiano” continuava a magnificare le azioni eroiche degli esuli italiani. Nel 1838, subisce una clamorosa sconfitta dove viene arrestato e torturato e qualche tempo dopo porta al naufragio le navi prestati dagli Inglesi per la conquista della città di Laguna, facendo annegare 16 dei 30 marinai. Un atto ripugnante, riconosciuto dallo stesso autore, fu l’attacco alla città di Imiriù con l’abbandono al saccheggio perché era passata agli imperiali. Subito dopo perde le sue navi e la città di Laguna, viene rinchiuso in carcere e costretto ad umiliante scusa nel 1843, nel tentativo di conquistare la città São José do Norte, non riesce a fermare i suoi uomini dal saccheggio ma sconfitto propone di incendiare la città e come servizio reso alla città, ottiene mille buoi, ma per la sua incapacità di mandriano, perde tutti gli animali e rimangono solo 300 pelli, venduti poi a Montevideo nel 1841.    

Fu chiamato a fare parte della marina Uruguaiana, protetto dall’Inghilterra, che voleva consolidare il suo monopolio nel mediterraneo, con il compito di catturare e distruggere tutte le navi Argentine, mercantile e da guerra con la possibilità di fare parte alla spartizione del bottino, secondo una consuetudine stabilita tra i corsari.

Sono frequenti le incursioni dei suoi marinai a terra che irrompevano nelle fattorie e nelle mandrie, saccheggiando, macellando e facendo a pezzi gli animali come facevano i pirati. Un ammiraglio Irlandese, sosteneva che loro saccheggiavano e distruggevano ogni cosa che toccavano senza tenere conto che esisteva un essere superiore che vede e punisce le nostre azioni.

Clamorosa la sconfitta contro gli Argentini, che decimarono i suoi uomini, obbligandolo ad incendiare le navi cariche di marinai, prigionieri e feriti, indegne ruberie e orribili crimini aveva commesso il pirata Garibaldi che correva tra le sventurate famiglie ad aprire bauli, cassetti e con le sue stesse mani cesti che contenevano monili, gioielli e ori. Lo troviamo ancora in salvo, quando con i suoi indegni compagni raggiunse Esquinia e dopo una marcia difficilissima, dove venivano strangolati due marinai che non potevano proseguire il viaggio perché ammalati. Gli ufficiali sgozzavano gli infelici che non erano in grado di proseguire il viaggio per stanchezza o fame. Fu sottoposto ad una sorta di processo per appropriazione indebita, per la spartizione del bottino nella provincia di Corrientes. Nel 1848 Mazzini, che aveva cominciato la costruzione del mio garibaldino, lo chiama a Roma e anche qui rischia seriamente la vita, nei pressi di Velletri, dove incrocia alcuni soldati Borbonici, giunti per difendere il Papa, Garibaldi ha la peggio e finisce in un mucchio di uomini e di cavalli rovesciati. Ben presto i suoi uomini, avrebbero disertato in massa, perché le popolazioni locali diventavano sempre più ostili per i saccheggi commessi, per la profanazione delle chiese e gli insulti rivolti al clero e credenti. Un uomo di fiducia di Giuseppe Garibaldi, aveva trucidato un numero imprecisato di preti a San Callisto, lo giustificò sostenendo che: Zambianchi “era incapace di eccessi fuorché contro i preti”.

Alla fine di questa breve esperienza Mazzini si rifugiò a Londra mentre lui a San Marino, dopo aver tentato di raggiungere Venezia. Durante questa fuga muore Anita. La sua morte si tinge di giallo, quando dopo la sua morte viene ritrovato il suo cadavere, si parlerà di rottura della trachea con segni di morte per strangolamento. I fuggiaschi furono ospiti della famiglia Ravaglia, nella fattoria “La pastora del Ravennate”.

Anita, incinta di sei mesi, era ammalata di febbre malarica e la sua morte improvvisa, avvenne nella notte del 4 agosto del 1849, Garibaldi non volle ritornare nella stanza e il giorno dopo, partito, il cadavere fu seppellito sulla spiaggia vicina, dove facilmente fu ritrovato. Il dottore Luigi Foschini, primario dell’ospedale di Ravenna, faceva parte di una inchiesta sostenuta dal commissario Socci, dove furono arrestati Stefano e Giuseppe Ravaglia. Il processo, istruito dal giudice Guglielmo Gucciamanni, liberò i Ravaglia ed archiviò tutto, senza più parlare di strangolamento, pare che ci sia stato l’intervento della massoneria a coprire ogni cosa. Garibaldi, a bordo della nave Tripoli, raggiunge Tunisi, ma Ahmed Bey si rifiuta di farlo sbarcare e lo costringe a imbarcarsi per gli Stati Uniti. Da questo momento trova soluzione il suo problema economico ed accetta un compenso di 300 lire mensili dal governo piemontese, con un anticipo di 1.200 lire, integrati da altri 1000 lire, prima di salpare da Gibilterra. Diversi i viaggi di Garibaldi nel mondo, che in quel momento, non potevano essere fatti senza l’appoggio di un governo o la massoneria, ma lui racconta che il signore Pietro Denegri gli diede il comando della Carmine, nave di 400 tonnellate di stazza per raggiungere la Cina, con un carico di guano.

Ritornava a Callao per altre istruzioni sul lungo viaggio. Il 10 gennaio 1852, salpava per Canton, che raggiungeva dopo 93 giorni, passando per le isole Sandwich e nel mare della Cina, tra Luzon e Formosa, nelle Filippine.

Giunto a Canton il suo finanziatore lo mandò ad Amoy ma non trovando a chi vendere il carico di guano decise di farlo tornare a Canton. Non essendo pronto il carico di ritorno, caricava per Manila differenti generi. Da Manila a Canton, ove furono cambiati gli alberi della Carmen e il rame, partirono per Lima dove si proseguirono per Valparaíso e a Boston attraverso Capo Horn. Da qui ricevette l’ordine di andare a New York, dove con una lettera ricevette alcuni rimproveri dal proprietario della nave Carmen. Un richiamo che non pensava di meritare che lo indusse a lasciare il comando della nave. Deluso e preoccupato da quell’appropriazione indebita, nel 1854 fino al 1859, Garibaldi si ritira a Caprera. Qui acquista una buona parte della bellissima isola sarda, ma la natura del suo arricchimento non è stato mai analizzato , sappiamo soltanto che, dopo avere scaricato il Guano (letame derivato da escrementi di uccelli), fece ritorno in Perù  Un suo amico, l’armatore Denegri, racconta che il generale aveva sempre portato Cinesi tutti grassi e in buona salute, così veniva  smascherata la sua attività di negriero per completare il suo curriculum, con la schiavitù abolita in Perù gli schiavi cinesi necessari e preziosi per fare arricchire i negrieri trasportatori- fonte (contro Garibaldi) di Gennaro De Crescenzo.

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