Gestione emergenza Covid, report Nardo: “Evitare disinfezione strade con ipoclorito”

 
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Nardo ha redatto un report con suggerimenti attuabili

Gela. In attesa che si possa arrivare ad una fase di stanca del contagio, con l’avvio della vera decrescita e di un graduale ritorno alla normalità, sono tanti gli esperti che stanno analizzando possibili cause ma anche soluzioni per attenuare il pericolo Coronavirus. Il chimico industriale Fabrizio Nardo ha redatto un breve report, suggerendo interventi che possano consentire di gestire meglio l’emergenza, anche in città. Anzitutto, ritiene che possa esserci una connessione tra la diffusione del Covid e la presenza di una percentuale massiccia di polveri sottili in atmosfera. “Dal confronto tra le varie aree d’Italia emerge che mentre in quasi tutte le regioni il virus si diffonde con modelli epidemici tipici del contagio persona-persona, nelle aree della pianura Padana, dove i livelli di inquinamento da particolato sono maggiori, si registrano focolai straordinariamente virulenti. Ed anche all’interno dell’area della pianura Padana si riesce a distinguere – scrive – tra aree più inquinate con maggiori focolai e aree più pulite con minore diffusione del virus. Difficile pensare ad una coincidenza quando le aree con criticità di contagi più acute sono sovrapponibili con quelle dove storicamente gli sforamenti di inquinamento da polveri sono più frequenti, come il triangolo Brescia-Bergamo-Milano”. “Quindi, siamo sicuri che la riduzione dell’intensità dei contagi registrata in questi giorni a livello nazionale, e soprattutto nelle zone di focolai acuti del Nord Italia, sia legata all’allontanamento sociale e non alla riduzione della concentrazione delle polveri fini, derivanti dalla chiusura o riduzione produttiva dell’attività industriale e soprattutto dalla riduzione del traffico veicolare?”. Nardo non concorda con la scelta di agire attraverso attività di disinfezione delle città, condotte con l’uso di ipoclorito di sodio. “Anche l’Snpa, il Sistema Nazionale di Protezione dell’Ambiente, organismo formato dalla rete delle Arpa regionali e dall’Ispra, fornisce delle indicazioni precise sull’inopportunità di ricorrere ad operazioni di disinfezione-sanificazione delle strade urbane con ipoclorito di sodio, richiamando il parere dell’Iss e suggerendo di proseguire con le pulizie ordinarie delle strade, attraverso saponi convenzionali. “Nel confermare l’opportunità di procedere alla ordinaria pulizia delle strade con saponi/ detergenti convenzionali, assicurando tuttavia di evitare la produzione di polveri e aerosol, valuta la “disinfezione” quale misura la cui utilità non è accertata”. E prosegue – si legge nel report – “le superfici esterne – quali strade, piazze, prati – non devono essere ripetutamente cosparse con disinfettanti poiché ciò potrebbe comportare inquinamento ambientale e dovrebbe essere evitato”. L’Snpa fornisce una serie di dettagli che avvalorano l’inopportunità di ricorrere alla pratica della disinfezione stradale, concludendo che “l’ipoclorito di sodio in presenza di materiali organici presenti sul pavimento stradale potrebbe dare origine a formazione di sottoprodotti estremamente pericolosi, quali clorammine e trialometani e altre sostanze cancerogene volatili. Non è inoltre possibile escludere la formazione di sottoprodotti pericolosi non volatili che possono contaminare gli approvvigionamenti di acqua potabile”. Poiché tale pratica non viene comunque vietata, l’Snpa fornisce delle indicazioni per l’eventuale uso straordinario, seppur sconsigliato, di ipoclorito di sodio. Al primo punto troviamo, “i sistemi di aspersione devono operare in prossimità delle superfici minimizzando il trasporto a distanza di aerosol”. Questa frase tradisce una consapevolezza da parte dei tecnici dell’Snpa che le polveri fini non devono essere sollevate da terra sotto forma di aerosol. Ma l’Iss non aveva affermato, in barba a decine di autorevoli pubblicazioni scientifiche, che la trasmissione aerea tramite carrier di particolato non è accertata?”.

Il chimico, già componente del pool di periti che ha accertato un nesso tra patologie e processi industriali attivi in città, pone alcuni suggerimenti per gestire l’emergenza. “La distanza di un metro non fornisce la garanzia di sicurezza da contagio”, spiega. “Le autorità dovrebbero assicurarsi che ogni famiglia sia fornita di mascherine – aggiunge – a tal proposito si suggerisce l’acquisto di mascherine FFP3 o al limite FFP2 lavabili in ipoclorito di sodio all’1%, candeggina commerciale diluita da 10 a 20 volte. E’ sufficiente appena rientrati a casa immergerle in una soluzione di ipoclorito 1% per 15 minuti. Una volta asciugata la mascherina potrà essere riutilizzata come nuova. In questo modo si evita la produzione di rifiuti speciali sanitari e si risparmiano soldi”. Tra i punti principali, la necessità di “limitare al massimo la concentrazione di traffico veicolare ed ogni sorgente di emissione per combustione nei centri abitati, al fine di evitare alte concentrazioni di PM10 e PM2,5”. In base ai dati raccolti, si spinge a sostenere che il distanziamento sociale non sia comunque decisivo e che gradualmente si potrebbe iniziare a ridurre le restrizioni in “tutte le attività commerciali e produttive in cui è facile limitare contatti tra persone e la produzione di particolato fine”.

2 Commenti

  1. si in effetti per disinfettare basta lavare con la Camomilla così non ci sono reazioni secondarie!
    Ma dove hai studiato alla cepu?
    mah

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