Gestione immobili comunali si cambia, varato regolamento: canoni da pagare e più trasparenza

 
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Le dimissioni di Robilatte sono date per sicure

Gela. Numeri poco chiari, ricostruzioni non sempre affidabili e quasi l’impossibilità di risalire all’intera genesi amministrativa dei beni immobili di proprietà del Comune, sono state note di biasimo spesso giunte in municipio, anche dopo le valutazioni dei giudici della Corte dei Conti regionale. A Palazzo di Città, si tenta di invertire la rotta e la giunta ha dato il via libera ad un nuovo e dettagliato regolamento. Quarantaquattro articoli che dovrebbero servire a mettere ordine in una sfera gestionale che potrebbe assicurare importanti introiti al municipio. Per anni, si sono susseguite segnalazioni di anomalie, spesso accompagnate dalla presenza negli immobili del Comune di privati o associazioni senza titoli. Il mancato versamento dei canoni, in molti casi, ha creato perdite alle casse del municipio. Anche in questa direzione sembra andare il regolamento sul quale hanno posto la firma, dopo il lavoro preparatorio, sia l’assessore Grazia Robilatte che la dirigente Rita Cosentino. Chi vorrà continuare a svolgere attività negli immobili comunali dovrà dimostrare di averne titolo, versando i canoni che eventualmente non siano stati pagati nel passato. Per l’assegnazione, si procederà con la valutazione delle offerte che spetta ad una commissione di tecnici. Si deciderà seguendo praticamente un criterio di “mercato”, valutando le proposte migliori. Rimangono spazi per l’affidamento ad associazioni senza fini di lucro, che potrebbero compensare fornendo servizi al Comune. Non si esclude neanche l’ipotesi di vendita degli immobili, qualora ce ne siano le condizioni. L’ipotesi dei privati è tra quelle che viene valutata. Per i rapporti in scadenza, si procederà all’adeguamento dei canoni. Se chi gestisce l’immobile non dovesse accettare o decidesse di non rinnovare il rapporto, allora si procederà a nuova assegnazione, secondo i criteri indicati nel regolamento, a partire da un avviso pubblico. Precedenza, quindi, a linee di trasparenza amministrativa, che probabilmente in passato non sempre hanno avuto la priorità. Dalle garanzie finanziarie ai costi da sostenere per interventi di manutenzione e miglioramento, sono tanti gli oneri che privati e associazioni dovranno dimostrare di poter sostenere, prima di definire un rapporto con Palazzo di Città. L’obiettivo evidente, oltre ad una gestione trasparente del patrimonio immobiliare, è arrivare ad introiti economici più consistenti, senza favorire assegnazioni quasi a costo zero, come è capitato in passato, probabilmente anche a causa di controlli non sempre così attenti.

Negli atti ufficiali, si legge che viene reputato necessario “tra le molteplici esigenze da contemperare, tenere nella dovuta considerazione la complessa e variegata realtà cittadina, costituita in gran parte da situazioni di fatto piuttosto che da rapporti sanciti contrattualmente, e di dovere pertanto prevedere per esse un passaggio graduale ai nuovi criteri di gestione”. Viene quindi “ravvisata l’opportunità di introdurre meccanismi giuridici finalizzati a consentire l’intervento di soggetti terzi per il recupero e la valorizzazione degli immobili di proprietà comunale, atteso lo stato di generale degrado degli stessi”, così si legge ancora nella delibera di giunta.

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