Giudici stoppano servizi aggiuntivi di Tekra, no a 4 milioni: “Non sono stati provati”

 
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Operai impegnati nella rimozione dei rifiuti

Gela. Una decisione, emessa dal tribunale delle imprese di Palermo, che entra nel cuore di uno dei più pesanti assilli finanziari del Comune, quello dell’enorme peso economico lasciato dai servizi aggiuntivi per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. I giudici palermitani non hanno accolto il ricorso presentato dai legali dell’azienda campana Tekra, che ancora oggi gestisce il servizio in città, attraverso proroga (probabilmente a breve da rinnovare ancora una volta). Gli imprenditori si sono rivolti ai giudici palermitani, richiedendo che venisse riconosciuto il diritto ad ottenere pagamenti per oltre quattro milioni di euro, tutti legati a servizi aggiuntivi, che secondo i responsabili dell’azienda furono autorizzati, tra 2016 e 2017, dall’allora amministrazione del sindaco Domenico Messinese. Cifre pesanti, che sicuramente avrebbero potuto mettere in ulteriore difficoltà le casse del municipio. A Palazzo di Città, la giunta Greco ha scelto di azzerare le prestazioni aggiuntive, di fatto annullandole. Tre anni fa, l’allora commissario Rosario Arena, dopo aver avviato un’attività di verifica interna proprio sui numeri del servizio rifiuti, decise di resistere alle richieste di Tekra, dando mandato all’avvocato Adele Boscia, che si è costituita per conto del municipio, ottenendo una decisione favorevole. In quel periodo, Arena strutturò un pool interno di dirigenti e funzionari, per effettuare una costante ricognizione di uno dei settori più complessi, al quale fa capo il servizio rifiuti. Dispose azioni di revocazione, anche per recuperare ulteriori somme che erano state riconosciute all’azienda. Un’attività di approfondimento, seguita con molta attenzione dall’ex segretario generale del Comune, Salvatore Pignatello. I giudici, nelle motivazioni appena emesse, spiegano che Tekra non è riuscita a dimostrare la fondatezza del credito milionario. Non sono sufficienti le fatture rilasciate, che per il tribunale delle imprese costituiscono solo un “mero indizio” delle eventuali prestazioni extra. Neanche le ordinanze emesse in quel periodo dal primo cittadino Domenico Messinese sono state ritenute decisive, tutt’altro. “Non riguardano servizi ulteriori rispetto a quelli già oggetto del contratto, ma contengono soltanto specifiche indicazioni delle modalità operative della raccolta differenziata, attività già ricompresa nell’oggetto del contratto (art.1 del capitolato speciale), e quindi remunerata dal canone mensile”, scrivono i magistrati. I legali di Tekra hanno richiamato, a fondamento delle pretese di pagamento, l’attestazione rilasciata dall’allora dirigente del settore ambiente, Patrizia Zanone. Anche su questo fronte, i giudici del tribunale di Palermo non l’hanno considerato un atto che potesse giustificare un impegno finanziario da parte del Comune. Richiamando giurisprudenza in materia, spiegano che quell’attestazione, non accompagnata da un provvedimento “dell’organo deputato ad impegnare l’amministrazione comunale, ma da un suo funzionario, non è idoneo a determinare alcun impegno di spesa per l’ente locale”.

I giudici si spingono oltre, sostenendo che eventualmente Tekra avrebbe dovuto agire, per ottenere il credito, non nei confronti del Comune ma del funzionario che aveva rilasciato l’attestazione, indicata come “estremamente generica”. “E’ consolidato in giurisprudenza il principio secondo cui nei rapporti con la pubblica amministrazione il compenso relativo all’attività prestata, deve essere preventivamente previsto da un formale provvedimento amministrativo (delibera, determina, ecc.), di conferimento dell’incarico, che contempli altresì l’impegno di spesa finalizzato alla relativa copertura finanziaria (Cass. sez. 1^ civ. n. 18567/15), atto che difetta nella specie. In mancanza di tale atto deve quindi escludersi l’obbligo di pagamento in capo all’ente, potendo al più tale obbligo ascriversi al funzionario che ha sottoscritto la relativa certificazione”, si legge ancora nelle motivazioni della sentenza. Il legale che ha rappresentato il Comune ha contestato per intero il ricorso proposto da Tekra, alla fine ottenendo anche il riconoscimento delle spese del giudizio. Tekra, infatti, dovrà versare poco più di 16 mila euro, che spettano al municipio. La decisione del tribunale di Palermo arriva in una fase molto convulsa per il servizio rifiuti, in città. L’amministrazione comunale non ha ancora scelto la soluzione da adottare e a breve si porrà la necessità di un’ulteriore proroga proprio all’azienda campana.

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