“Giugno lo vidi una volta in un bar e basta”, Attardi: “Neanche suo figlio mi appoggiò”

 
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Condanne sono state chieste anche per l'ex sindaco La Rosa e per l'allora assessore Carlo Attardi

Gela. “In giunta? Entrai al posto di Massimiliano Conti. Fu un incarico politico. Giancarlo Giugno mi venne presentato da suo figlio, in un bar. Mi sconsigliò di fare politica. Mi disse, “chi te lo fa fare?”. L’ex assessore Carlo Attardi, ieri ha parlato nel corso del dibattimento scaturito dall’inchiesta antimafia “Polis”. E’ stato sentito davanti al collegio penale del tribunale di Gela. L’ingegnere gelese è imputato dopo l’inchiesta su un presunto patto mafia-politica, che avrebbe consentito la vittoria dell’ex sindaco Francesco La Rosa alle amministrative del 2012. “Facevo già politica, anche se mio padre era del tutto contrario, voleva che mi dedicassi solo allo studio e al lavoro – ha detto – era una passione. Ero già stato candidato a Gela. Ne parlai con gli studenti niscemesi della Kore, dove frequentavo i corsi universitari. Mi sostennero, così come mi sostenne la famiglia della mia ex fidanzata. I componenti della famiglia Mangione sono grandi lavoratori, molto conosciuti a Niscemi”. Attardi ha escluso qualsiasi sostegno da esponenti della criminalità organizzata. “Il figlio di Giancarlo Giugno lo conoscevo perché frequentava l’università ad Enna – ha aggiunto – mi disse chiaramente che avrebbe votato per lo zio, che era candidato in una lista collegata al Pd. Durante l’attività da assessore ho sempre condiviso la scelta dell’amministrazione dell’epoca di costituirsi parte civile nei processi contro la criminalità organizzata. Mi impegnai molto sul fronte dell’abusivismo edilizio. Una volta, trovai una tanica di benzina davanti alla mia abitazione e denuncia i fatti”.

Attardi ha risposto alle domande del suo legale di fiducia, l’avvocato Flavio Sinatra. Anche il padre, Giuseppe Attardi, ha respinto qualsiasi accusa. “Sono sempre stato contrario all’attività politica svolta da mio figlio – ha detto – non partecipai alla campagna elettorale. Lui era già stato candidato a Gela. Mio cognato fu assessore della giunta Crocetta, a Gela. Giancarlo Giugno? Se non ricordo male, lo vidi un volta alla sagra del carciofo, mi fu presentato da mio figlio e da suo figlio. Non ho mai versato soldi a Giugno per avere un sostegno”. Secondo i pm della Dda di Caltanissetta, gli Attardi avrebbero anche usato il presunto canale delle assunzioni per avere voti. Giuseppe Attardi è dirigente di un’importante azienda che si occupa di bonifiche da amianto e lavora soprattutto in Francia. “Sì, è vero. Abbiamo tanti lavoratori niscemesi – ha spiegato ancora – ma per essere assunti, trattandosi di un lavoro molto delicato, servono precisi requisiti. Alessandro Barberi? Una volta Salvatore Ficarra, che mi forniva la legna in campagna, mi disse che un suo cognato voleva parlarmi per il lavoro. Era Barberi. Mi chiese se ci fosse la possibilità di assumere il figlio. Però, non aveva i requisiti e non fu assunto”. Le contestazioni dei pm della Dda sono state respinte anche da Francesco Alesci, Salvatore Mangione e Giuseppe Mangione. Tutti, rispondendo ai loro legali, hanno spiegato di non aver mai avuto contatti con i boss, per i voti. Tra i difensori, ci sono gli avvocati Maria Concetta Bevilacqua, Gino Ioppolo, Giuseppe D’Alessandro, Rocco Di Dio e Claudio Bellanti. Il Comune di Niscemi è parte civile, con il legale Massimo Caristia. Le richieste dei pm potrebbero essere avanzate alla prossima udienza. L’ex sindaco La Rosa ha già a sua volta respinto le contestazioni, parlando di “una vittoria alla luce del sole”.

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