“Gli illusionisti della politica locale seguono il cliché degli ultimi cinquant’anni”, Iudice e la crisi della città: “Anche il brutto è mafia!”

 
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Gela. Rinnovamento, nuovo corso della città? Assolutamente, no.

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“Al collo di questa città solo poche collane…le solite”. “Gli illusionisti della politica locale hanno preferito perpetuare un cliché che si trascina oramai da oltre cinquant’anni”. Lo spiega l’artista Giovanni Iudice che, nonostante le tante sirene estere ha comunque preferito mantenere la sua “base” di vita proprio in città. “Non faccio grandi differenze politiche, anzi – dice – solo negli ultimi decenni, i vari Crocetta, Fasulo e Messinese hanno preferito mantenere lo stato delle cose. Quindi, solo industria e terziario ridotto ai minimi termini. In tante città siciliane colpite dalla crisi, si sta invertendo la rotta. Si punta sull’arte, sulla rinascita dei vecchi edifici, su un certo tipo di turismo che attira quelli che i soldi li hanno a disposizione e li vogliono spendere. Siamo anni luce distanti da aree solo geograficamente vicine a noi, come la provincia di Ragusa. Questa città, per scelta di chi l’ha guidata, si è messa al collo solo poche collane, le solite, lasciando relegate nei cassetti tutte le altre”. Lo sviluppo abortito, però, stando a Iudice, non è solo conseguenza della massiccia presenza industriale in città. “Non vedo nulla di negativo nella riconversione industriale avviata – ammette ancora – però, mi pare che l’unico interesse sia quello di salvaguardare le posizioni dei propri referenti politici o elettorali. C’è ancora la visione del posto di lavoro in raffineria, quando quei tempi sono oramai il passato. Credo, invece, che la riconversione industriale debba camminare di pari passo con il rafforzamento di un terziario che, a mio modo di vedere, ricomprende l’arte, l’artigianato, il turismo, la pesca. Quando nel mio studio arrivano collezionisti da tutto il mondo, critici d’arte e appassionati, hanno tutti la stessa sensazione, quella di trovarsi in una città potenzialmente senza paragoni nel Mediterraneo, venduta però al brutto”.
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“Il brutto è mafia”. Il brutto, l’abbandono, la precarietà producono solo marginalità. “Anche il brutto è mafia – dice ancora Iudice – perché non si riesce mai ad andare oltre il clientelismo? Abbiamo decine di palazzi e strutture pubbliche affidate a miriadi di associazioni che non sempre producono risultati. Queste strutture, ma anche gli antichi palazzi, bisogna affidarli a chi vuole veramente investire per generare lavoro e reddito. Non bisogna farlo, però, in maniera dissennata, ma dando valore al merito e alle competenze. Questa città soffre di un gravissimo deficit di meritocrazia”. Senza una radicale presa di coscienza, quindi, tanti giovani non solo andranno via dalla città, ma difficilmente ritorneranno. “Le priorità sono enormi – conclude – bisogna realizzare il museo del mare, c’è bisogno di un nuovo museo archeologico, per non parlare di quello della memoria. Sono passi che hanno iniziato a muovere ovunque, mentre noi rimaniamo fermi. Non mi interessa se a governare la città ci sia Messinese o chi altri, servono risultati. E’ vero, sono un simpatizzante del Movimento cinque stelle, ma sarei il primo a complimentarmi con Musumeci se arrivassero atti concreti per questo territorio. Lo avrei fatto anche con Crocetta che, però, ha dimostrato tutti i suoi limiti, perdendo il sostegno di molti fedelissimi, e facendo emergere tante contraddizioni di una certa antimafia. L’elezione all’Ars di Di Paola e Arancio? E’ sempre importante avere riferimenti a Palermo, ma più che di riferimenti, la città ha bisogno di fatti concreti. Certo, è paradossale che Di Paola, cacciato dalla giunta e ritenuto quasi non all’altezza del ruolo di assessore, sia stato premiato dagli elettori. Mi sembra quasi un messaggio lanciato al sindaco Domenico Messinese, che evidentemente ha preso una decisione poco avveduta. Comunque, tanti cittadini hanno capito ed hanno scelto, a modo loro, di contestare questo sistema non recandosi ai seggi. Ai giovani, in questa fase, se me lo chiedessero, sarei mio malgrado costretto a consigliare di andare via”.

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