Gli ordini di Liardo dal carcere, a processo anche i familiari: gup dispone il giudizio

 
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Gela. Avrebbero dato seguito ai presunti ordini impartiti da Nicola Liardo direttamente dal carcere. Per i pm della Dda di Caltanissetta, il quarantaduenne sarebbe riuscito a gestire un giro di droga e alcune messe a posto, proprio attraverso i familiari in libertà. A maggio, lui e gli altri coinvolti nell’inchiesta “Donne d’onore” dovranno rispondere alle accuse davanti al collegio penale del tribunale di Gela. Il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Caltanissetta ne ha disposto il rinvio a giudizio, accogliendo le richieste avanzate dalla Dda nissena. Solo i catanesi Salvatore Crisafulli e Maria Teresa Chiaramonte hanno optato per il rito abbreviato. Nei loro confronti è stata comunque chiesta la condanna. A processo vanno lo stesso Liardo, Monia Greco, Giuseppe Liardo, Dorotea Liardo, Salvatore Raniolo, Calogero Greco, Carmelo Martines e Giuseppe Maganuco. Per i difensori (gli avvocati Giacomo Ventura, Flavio Sinatra, Carmelo Tuccio, Davide Limoncello, Cristina Alfieri, Antonio Impellizzeri e Francesco Enia), Liardo e i familiari non avrebbero messo a punto nessun sistema per imporre estorsioni o spacciare droga. Si sarebbe trattato di episodi isolati, comunque non collegabili ad una compiuta strategia dettata dal carcere.

I pm della Dda di Caltanissetta, invece, hanno chiesto il rinvio a giudizio di tutti gli imputati, ritenendo che Liardo e i familiari fossero consapevoli di poter agire nonostante la detenzione patita dal quarantaduenne. Per la droga, in base a quanto accertato dai carabinieri, avrebbero usato il canale catanese, attraverso Crisafulli e Chiaramonte.

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