Il caso Eni, anche la Cosmi Sud avvia la cassa integrazione: i metalmeccanici ricevuti da Messinese

 
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Gela. La vertenza è oramai ripresa. Gli operai dell’indotto chiedono chiarezza intorno al loro futuro occupazionale ad un anno dalle proteste che seguirono la scelta della riconversione della fabbrica Eni. Ancora cassa integrazione. Nelle scorse settimane, la cassa integrazione ordinaria è stata decisa per almeno trenta operai in forza al gruppo Cosmi Sud. Il calo di commesse lavorative ha spinto i dirigenti a concordare con i sindacati l’avvio della cassa integrazione. Intanto, le aziende che hanno attivato gli ammortizzatori sociali sono sempre più in sofferenza. La commissione Inps, competente a verificare le richieste di compensazioni che arrivano dalle società, tarda a riunirsi. Le aziende dell’indotto anticipano le somme degli ammortizzatori sociali ma non riescono a recuperarle dall’Inps.

I metalmeccanici ricevuti da Messinese. Dopo i sit in degli scorsi giorni e il vertice di ieri con i segretari confederali a Palazzo di Città, questa volta sono stati proprio i segretari provinciali di Fiom, Fim e Uilm ad essere ricevuti dalla giunta Messinese. Il punto interrogativo è la ripresa dei cantieri nella raffineria di contrada Piana del Signore. Anche quelli che sarebbero dovuti partire prima di altri interventi, stentano a prendere quota: dallo smantellamento della diga foranea a quello dei vecchi moduli del sistema di dissalazione. Davanti al sindaco, si sono presentati i segretari dei metalmeccanici Orazio Gauci, Angelo Sardella e Nicola Calabrese. Il primo cittadino si è impegnato a coinvolgere da subito il prefetto Maria Teresa Cucinotta. I sindacati vogliono chiarezza anche sull’attuazione del decreto per l’area di crisi complessa.

Consiglio delle rsu Eni. Il 21 luglio, invece, i chimici di Filctem, Femca e Uiltec hanno convocato un consiglio di tutte le rsu del gruppo Eni. Gli operatori del diretto, a loro volta, rischiano di dover subire a loro volta la stasi sul fronte degli investimenti. I confederali di Cgil, Cisl e Uil, a loro volta, hanno dichiarato lo stato d’agitazione di tutto l’indotto Eni.

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