Il minore delle “spaccate” ammette tutto, “ora voglio solo studiare e lavorare onestamente”

 
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Due delle attività prese di mira

Gela. “Sono stato io, ma voglio cambiare. Rimango in comunità perché così imparo un mestiere e posso studiare”. Si è totalmente aperto, davanti al gip del tribunale dei minori di Caltanissetta. Il giovane accusato di essere dietro ad almeno sei furti, tutti messi a segno negli scorsi mesi in città, ha parlato durante l’interrogatorio di garanzia. Non si è nascosto dietro a niente. “Sono stato io e non l’ho fatto per i soldi – ha spiegato al giudice – volevo dimostrare di essere grande, di poterlo fare anche da solo”. Per i poliziotti del commissariato, è lui uno dei giovani delle “spaccate”. Tre esercizi commerciali, a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro, sono stati presi di mira, con le stesse modalità. Il minore e altri presunti complici, avrebbero usato auto rubate, poi scagliate contro l’ingresso principale degli esercizi. Si sono trasformati in obiettivi sensibili, una stazione di servizio sulla statale 115, una rivendita di via Tevere e il bar-tabacchi della stazione ferroviaria. Difeso dall’avvocato Salvo Macrì, il minore ha ammesso le proprie responsabilità, ad eccezione di uno dei colpi, che ha escluso di aver commesso. Ha spiegato di voler cambiare vita e anche per questa ragione il difensore non presenterà riesame, ritenendo che la soluzione della comunità possa essere molto più utile alla sua crescita.

L’indagato, attraverso la struttura dove adesso è ristretto, sta frequentando regolarmente la scuola e corsi professionali. “Voglio uscire cambiato e lavorare regolarmente”, avrebbe detto al magistrato che lo ha interrogato.

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