Il Pd locale ha toccato il fondo, al gazebo vince Orlando contro i Cardinale…ma in realtà perdono tutti

 
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Gela. “Abbiamo fatto una pessima figura. Non ci voleva”. Tanti simpatizzanti, ma anche molti iscritti storici al Pd locale, non hanno per nulla preso bene quanto accaduto durante la giornata di oggi.

Orlando vince…ma è tutto nullo. Le operazioni di voto per le primarie del partito sono state annullate dagli organi nazionali dopo l’esposto presentato da una parte dei sostenitori della mozione Renzi, a cominciare dagli esponenti locali di Sicilia Futura. In una scenetta quasi paradossale, lo spoglio è comunque proseguito. Democratici e non ci tenevano in ogni caso a contarsi. Ha stravinto Andrea Orlando, in realtà sostenuto da tutto lo stato maggiore del Pd locale che piuttosto di far votare Renzi, e quindi la capolista all’assemblea nazionale del partito Daniela Cardinale, si sono gettati anima e corpo sull’attuale ministro della giustizia. Alla fine, Orlando ha segnato 1347 voti. Il segretario Peppe Di Cristina e i suoi fedelissimi, almeno sulla carta tutti renziani doc, hanno detto no alla famiglia Cardinale. Un trend, comunque, esteso ad altri centri della provincia nissena. “L’annullamento del voto in città si poteva evitare – si sono sfogati diversi militanti del partito presenti al gazebo – il voto al seggio per gli iscritti lo abbiamo annullato per intero. Sono stati quelli di Sicilia Futura e i Cardinale, sapendo di perdere, a far annullare le operazioni”. …e Di Cristna che fa? La figuraccia del Pd, che per alcuni degli “eternamente presenti” di questo partito in città sarebbe invece “una festa della democrazia”, potrebbe incidere, e non poco, almeno a livello interno. Di Cristina, ufficialmente, non commenta la decisione degli organismi di garanzia. “E’ chiaro, però – dice a denti stretti davanti al gazebo e con un volto piuttosto corrucciato – che questo gioco al massacro deve finire. Probabilmente, già la prossima settimana prenderò le mie decisioni”. Il flop di primarie “farsa”, come le ha definite qualcuno, potrebbe mettere in discussione la guida del segretario cittadino? Sicuramente, quanto accaduto in piazza Martiri della Libertà non fa onore ad un partito che, probabilmente, per troppi anni ha perseguito sulla strada di un “tanto facciamo come vogliamo noi” che, adesso, inizia a segnare il passo, tra schede in più, conti alla carlona e troppa noncuranza. Nel corso degli ultimi anni, non sono mancate le defezioni di militanti stanchi delle solite facce e di un sistema interno praticamente blindato, a vantaggio di pochi “baroni”, e in questo caso le università c’entrano poco. “Qualcuno, fin dalle prime ore, ha cercato di avvelenare il clima di queste primarie – ha detto il presidente di seggio Giorgio Donegani – noi impugneremo l’annullamento in tutte le sedi opportune. Il voto è stato regolare”.

“Crocetta non è morto”. Michele Emiliano, sostenuto da una parte del Pd, con in testa il capogruppo Vincenzo Cirignotta, ma anche da crocettiani come Enrico Vella, si porta a casa 805 voti. “Non siamo per niente morti – hanno commentato a caldo i sostenitori della mozione a supporto dell’ex sindaco di Bari – attenzione, perché neanche Crocetta è spacciato”. Sì, perché gli ottocento e rotti voti conseguiti da Emiliano, con Angelo Zappietro numero due della lista per l’assemblea nazionale, rappresentavano un banco di prova anche per il presidente della Regione, in cerca della riconferma a Palazzo d’Orleans e che, probabilmente, vede Gela come una sorta di bacheca dei ricordi che, però, potrebbe cadergli addosso, soprattutto a livello elettorale. Gli appoggi giusti sembra poterli trovare e in una città che non sempre brilla per lungimiranza anche Crocetta può effettivamente non essere spacciato. Insomma, una possibilità in più la si dà a tutti. Matteo Renzi, che ha praticamente stravinto a livello nazionale, dal seggio di piazza Martiri della Libertà strappa 454 voti. Meno male che lo avrebbe dovuto sostenere, compatto, praticamente tutto il Pd locale. Ovviamente, nulla di tutto questo. Renzi, in questo caso, significava Salvatore e Daniela Cardinale, quindi niente Renzi. Proprio gli esponenti di Sicilia Futura, usciti dal Pd ma non del tutto, già a metà pomeriggio avevano l’annullamento del voto in tasca e, di conseguenza, hanno abbandonato il campo, interessandosi soprattutto di denunciare quanto era accaduto. “E’ sempre la stessa storia – hanno detto ex democratici come Giuseppe Licata e Giuseppe Ventura – fino a quando nel Pd ci saranno questi, le schede spunteranno sempre all’improvviso”. Dopo anni di militanza nello stesso partito dei “questi”, forse hanno capito che era giusto cambiare aria ma alle primarie del Pd dei “questi” non hanno comunque voluto rinunciare. Intanto, cala il sipario su una giornata che il Partito Democratico farebbe meglio non ad archiviare, ma piuttosto a mettere su un piedistallo come esempio di ciò che non si dovrebbe mai fare. Sarà stata una “festa della democrazia”? Una cosa è certa, salvo nuovi stravolgimenti, i numeri usciti da piazza Martiri della Libertà non servono a nulla e nel Pd locale sarebbe anche ora di interrogarsi sul perché tanti temano di essere affiancati anche solo al simbolo di quella che a molti, soprattutto oggi, è apparsa come un’improvvisata corte dei miracoli.

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