Il petrolchimico voluto nella città da dirigenti protetti dalle guardie armate

 
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Gela. La città di Gela, dal 1956 al 2016,subisce la seconda colonizzazione, senza eccidi, ma distruggendo una colonia greca,

a vocazione agricola, e sconvolgendo un contesto economico e sociale fin dalle fondamenta. Argomento che mi prefiggo di affronta in maniera più approfondita, in seguito. In questa prima parte, voglio affrontare sommariamente , alcuni fatti storici che caratterizzarono il meridione d’Italia  a partire dal 1860, esattamente dall’agosto di quell’anno, quando i piemontesi di Cavour, con il suo finanziere Carlo Bombrini, presidente della banca nazionale sarda, successivamente banca d’Italia, decidono di invadere il meridione, conducendo una guerra non dichiarata a fianco dei garibaldini.

L’analisi del periodo dell’insediamento. Io, per comodità di trattazione, voglio trattare il problema, a partire dal secondo decennio del 1950, con uno sguardo breve, ma significativo, al periodo fascista. Durante il regime Fascista il mezzogiorno era ridotto ad un mercato di vendita semicoloniale, a una fonte di risparmio e imposta ed era tenuto disciplinato con due serie di misure:

1- Poliziesche e repressive spietati e con gli eccidi periodici dei contadini;

2- poliziesche politiche con favori personali al ceto degli intellettuali o “pagliette” sotto forma di impieghi nelle pubbliche amministrazioni;

Il termine “pagliette” è stato coniato dal grande Francesco Crispi quando trattava la rivoluzione industriale del 1848, dove definiva il nord industrializzato dominato dal tipo tecnico del “tecnico” d’officina che serve da collegamento tra la massa operaia e gli imprenditori, il sud misero dove predomina ancora il tipo del “pagliette”.Così anche il socialista Gramsci, in un suo trafiletto oscuro e poco conosciuto, asserisce: “Lo stato Italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole crocifiggendo, squartando, seppellendo vivi i contadini poveri che gli scrittori di regime tentarono di bollare con il marchio di “briganti” queste affermazioni  scandalizzarono perfino i tedeschi.

Ma nel suo testo ufficiale sull’unificazione dell’Italia, Antonio Gramsci, si esprime diversamente,infatti qui vengono lodati i piemontesi che per il grande politico, diventano l’unica regione adatta ad unificare l’Italia. Di Gramsci, nato in Sardegna, ma originario di Gaeta, grande ideologo del partito di sinistra, i nostri uomini di cultura, conoscono ogni suo scritto e sono stati capaci di contare il numero di pulci che invadevano la buia stanza dove i fascisti l’avevano rinchiuso.

Le logiche della costruzione di Macchiella. A Gela dalla costruzione del villaggio residenziale, fuori città, per evitare contatti con i gelesi all’insediamento massivo dell’industria petrochimica, che non ha valutato rischi per la popolazione, comincia la seconda colonizzazione. Sono questi due elementi che hanno caratterizzato l’insediamento del gruppo Eni in città con un’economia basata esclusivamente sull’agricoltura e perciò impreparata al progresso industriale. Da allora è cambiato tutto.

L’insediamento della fabbrica. Sul finire degli anni cinquanta, il gruppo Eni, ente a partecipazione statale, finanziato annualmente con i nostri soldi, inizia la costruzione di uno stabilimento petrolchimico a pochi metri del centro abitato, senza tener conto dei rischi dei prodotti petrochimici utilizzati per la lavorazione e senza fornire la città delle maschere previsti dalla legge. L’industria in un paese prettamente agricolo provoca uno sconvolgimento terrificante nel contesto sociale che non basteranno duecento anni per farla ritornare alla normalità.

L’integrazione con le guardie armate. Il villaggio residenziale fuori città, costruito con la logica degli stati coloniali del tardo ottocento, aveva un unico obiettivo: evitare contatti con gli aborigeni. Infatti gli abitanti del quartiere residenziale denominato Macchitella erano completamente isolati e vigilati dalle guardie giurate, sistemate in apposite garitte che impedivano l’ingresso ai gelesi. Un atteggiamento che si rifà al colonialismo inglese nel tardo ‘800 con i paesi africani. Questo sistema aberrante non poteva risolvere i problemi di assimilazione dei popoli ma li acutizzava. Il Manzoni nei “Promessi sposi” affronta il problema evidenziando che solo i ricchi potevano, per generosità, fornire pranzi ai poveri, ma non sedevano nella stessa mensa.

Le logiche del potere. Altro elemento grave è stato la costruzione della piccola raffineria a ridosso del porto rifugio che veniva fornita di petrolio attraverso un grossissimo oleodotto che attraversava la spiaggia dorata distruggendo tutta la riviera, sotto lo sguardo indifferente di politici, sindacati e uomini di cultura.

Questi “grandi uomini”, riconoscendo l’azione devastatrice del territorio, si giustificano dicendo che “non si può sputare nel piatto dove si mangia”. 

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