Il sistema delle compensazioni non dovute, Marchese e gli altri indagati non rispondono al gip

 
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Finanzieri e pm della procura hanno scoperto il presunto sistema

Gela. Nessuno degli indagati, destinatari di un provvedimento di custodia cautelare, ha parlato davanti al gip. Si è trincerato nel silenzio anche il commercialista trentatreenne Rosario Marchese, che per i pm della procura sarebbe stato la mente di un presunto sistema organizzato per frodare il fisco. Compensazioni non dovute, concesse dietro falsi investimenti in aree svantaggiate. Un giro di società ad hoc e false fatturazioni che i pm della procura locale valutano in circa ventidue milioni di euro. Marchese, dopo l’arresto, è detenuto a Brescia. Assistito dagli avvocati Ivan Bellanti ed Emanuele Pelizzari, si è avvalso della facoltà di non parlare. Una scelta analoga fatta anche dal presunto prestanome del commercialista, il trentacinquenne Giuseppe Nastasi, e ancora dal consulente agrigentino Salvatore Sambito, dall’imprenditore Rosario Barragato, dall’avvocato Roberto Golda Perini e dal procacciatore Gianfranco Cassassa.

I pm e i finanzieri li ritengono tutti contigui alla presunta organizzazione. In base a quanto ricostruito, inoltre, nell’ultimo periodo Marchese aveva deciso di spostare i suoi interessi nel Nord Italia, facendo però ricorso ai proventi ottenuti con le aziende che riuscivano a conseguire le compensazioni fiscali, coprendo i debiti con il fisco ma senza averne i requisiti.

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