Incendio all’Hi-tech Cafè, Di Fede ai domiciliari, Ascia resta in carcere

 
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Gela. Arresti domiciliari per Alessandro Di Fede, coinvolto nell’inchiesta sull’incendio all’Hi-tech Cafè. Lo ha deciso il tribunale del Riesame, presieduto da Mario Amato, che ha accolto la richiesta del difensore dell’indagato,

avvocato Salvo Macrì. Di Fede è accusato di aver incendiato, per conto del titolare del bar, Rocco Ascia, di 36 anni, lo stesso locale la sera del 31 maggio scorso. Ascia rimane in carcere.

L’accusa è di incendio aggravato in concorso perché, con l’obiettivo di ottenere il risarcimento del danno da parte della società assicuratrice, avrebbero provocato l’incendio dell’attività commerciale. Il locale era stato assicurato per un milione di euro. Secondo la Procura Di Fede venne ingaggiato dietro la promessa di soldi. Il compenso pattuito era di tremila euro, la metà dei quali sarebbero stati consegnati da Ascia come acconto.

L’incendio dell’Hi-Tech doveva passare per l’ennesimo tentativo di imposizione, da parte di una riorganizzata criminalità gelese, della “messa in regola” di un commerciante riottoso, interpretazione questa idonea ad accrescere allarme sociale a al contempo a danneggiare l’immagine della città. L’episodio è stato collocato fuori da ambiti di crimine organizzato anche se Ascia è stato arrestato in passato per associazione mafiosa perché ritenuto vicino agli Emmanuello.

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