Incendio del bar “Lory”, consulente pm sulle immagini: “Quello ripreso non è Botta”

 
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L'attentato ripreso dai sistemi di videosorveglianza

Gela. L’indagine partita dopo l’incendio al bar “Lory” di Caposoprano potrebbe andare incontro ad un’inattesa svolta. Negli scorsi mesi, i pm della procura e i poliziotti del commissariato sono arrivati all’arresto del trentottenne Giovanni Botta. E’ accusato non solo di aver appiccato il fuoco, poi bloccato in tempo su segnalazione dei vigilantes privati, ma anche di tentata estorsione. Dopo l’esperimento giudiziale, con l’indagato ricondotto sugli stessi luoghi per ricostruire la scena ripresa dai sistemi di videosorveglianza, emerge la “non compatibilità per fattezze fisiche tra il soggetto ritratto nel filmato documentante l’avvenuto danneggiamento e l’indagato”. Una valutazione formulata dal consulente tecnico nominato dai pm della procura per le analisi antropometriche. Non sarebbe Botta l’uomo ripreso dalla videosorveglianza installata nella zona del bar danneggiato dal fuoco. Per il perito, quelle immagini non sono sovrapponibili alla conformazione fisica del trentottenne. “I predetti confronti – si legge nelle conclusioni – hanno permesso di stabilire che l’indagato sia più alto e più magro del soggetto che è stato ripreso dalle telecamere di videosorveglianza durante le fasi del danneggiamento seguito da incendio avvenuto la notte del 20 ottobre 2018”. Conclusioni che probabilmente condurranno la difesa di Botta, sostenuta dall’avvocato Filippo Spina, a presentare un’istanza di scarcerazione. L’indagato è attualmente ai domiciliari, ma con l’obbligo del braccialetto elettronico.

Anche da questo punto di vista, però, la difesa ha ottenuto un verdetto favorevole dai giudici della Corte di Cassazione. I magistrati romani hanno annullato con rinvio al tribunale del riesame di Caltanissetta che dovrà nuovamente pronunciarsi. Dopo l’arresto, la difesa ottenne la revoca della custodia cautelare in carcere e il riesame impose i domiciliari. Una decisione che dovrà essere rivista, come chiesto dal legale del trentottenne. L’indagato ha sempre escluso di aver appiccato il fuoco al locale. L’ha fatto anche davanti al gip, subito dopo il fermo. Per la difesa, gli unici rapporti con i titolari dell’esercizio commerciale Botta li ha avuti solo per ragioni di lavoro, dato che è socio di un’azienda impegnata nel settore delle forniture alimentari.

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