Inchiesta rifiuti, presunti illeciti su gara e servizi: Comune sarà parte civile

 
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Gela. Le accuse sono tutte incentrate sull’appalto rifiuti e sulla presunta alterazione di prezzi e costi. Un’inchiesta avviata ormai sei anni fa dai pm della procura e che ha coinvolto ex sindaci, imprenditori, dirigenti comunali e il commissario dell’Ato. L’udienza preliminare, dopo la richiesta di rinvio a giudizio formulata dai pm, si sarebbe dovuta tenere lo scorso gennaio. E’ slittata a giugno e davanti al gup Silvia Passanisi il Comune si costituirà parte civile, in un procedimento che coinvolge anche dirigenti e funzionari dell’ente. La decisione è stata formalizzata con una delibera, firmata dal sindaco e dagli assessori. Non è ancora stato affidato l’incarico, ma il legale che verrà scelto avanzerà la richiesta di costituzione davanti al gup del tribunale, a fine giugno, quando è fissata la prossima udienza, in attesa di capire se verrà tenuta, date le restrizioni anti-Covid. La decisione di costituirsi arriva in una fase molto delicata sul fronte dei rifiuti. A fine mese, dovrebbe arrivare l’ultimo passaggio amministrativo, con gli impianti assegnati alla gestione della nuova società in house, che prenderà il posto dell’Ato Cl2. L’ambito del commissario Giuseppe Panebianco attende che il Comune formalizzi la proposta per coprire un debito da oltre 6 milioni di euro, al quale se ne aggiunge un altro da 600 mila euro. Di recente, Panebianco ha dato mandato di agire nei confronti del municipio, anche per recuperare i 600 mila euro. Si tratta di somme maturate per il conferimento nella discarica Timpazzo e in altri impianti del ciclo rifiuti. I rapporti amministrativi tra la guida dell’Ato e l’amministrazione comunale non sono mai stati idilliaci e la stasi sul maxi credito avanzato dall’ambito ne è una prova piuttosto fedele. E’ attualmente in corso un procedimento civile al tribunale delle imprese di Palermo, dopo il ricorso presentato da Ato per il recupero degli oltre 6 milioni di euro.

Le accuse dei pm della procura, invece, oltre che contro Panebianco, vengono mosse nei riguardi degli ex sindaci Angelo Fasulo e Domenico Messinese, della proprietà e di alcuni tecnici Tekra Alessio Balestrieri, Antonio Balestrieri, Maria Cerasuolo, Andrea Dal Canton, della dirigente comunale Patrizia Zanone, del funzionario di Palazzo di Città Valter Cosentino e della dirigente Ato Concetta Meli. Secondo gli investigatori, ci sarebbero state forti alterazioni dei costi, ma anche una possibile turbativa d’asta, legata alla gara d’appalto che consegnò il servizio a Tekra, attuale gestore (seppur in proroga). Gli approfondimenti toccarono inoltre i servizi svolti e la rispondenza al capitolato d’appalto. Una serie di irregolarità, che secondo i magistrati si sarebbe trascinata nel corso del tempo.

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