Inchiesta “Stella cadente”, pg in appello: “Confermare le condanne di primo grado”

 
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Gela. Le condanne di primo grado, che in abbreviato sono state pronunciate dal gup del tribunale di Caltanissetta, vanno confermate. La procura generale ha rilasciato le proprie conclusioni nel giudizio di appello, scaturito dal blitz antimafia “Stella cadente”. I presunti stiddari sono accusati di essere dietro ad estorsioni e alla gestione di droga e armi. Per i pm dell’antimafia di Caltanissetta, il gruppo si era riorganizzato intorno al boss Bruno Di Giacomo. Quello che viene ritenuto il nuovo vertice della stidda, avrebbe imposto le proprie regole, anzitutto per infiltrare diversi settori commerciali. Davanti ai giudici della Corte d’appello di Caltanissetta, le difese hanno chiesto una riapertura dell’istruttoria, anche per valutare nuovi elementi di prova. Uno degli imputati, Nicola Palena, ha avanzato istanza di ricusazione per uno dei giudici del collegio, che si sarebbe già espresso sulla sua posizione. Su queste eccezioni, i giudici di appello scioglieranno la riserva a gennaio. La procura generale, nel richiedere la conferma delle condanne per tutti gli imputati, ha però indicato il riconoscimento della continuazione con altri precedenti verdetti, per Bruno Di Giacomo e altri coinvolti. Il boss, in primo grado, è stato condannato a ventidue anni e un mese di detenzione. Il gup dispose inoltre la condanna a quattordici anni di detenzione per Alessandro Scilio; a tredici anni e otto mesi di detenzione per Gaetano Marino, che però non è stato riconosciuto promotore del gruppo attivo nel traffico di droga; a dodici anni e due mesi di detenzione per Emanuele Lauretta; a nove anni e sei mesi per Giuseppe Alessandro Antonuccio; a nove anni e due mesi ciascuno per Andrea Romano, Filippo Scerra e Gianluca Parisi; a sei anni e sei mesi di detenzione per Giuseppe Giaquinta e cinque anni e undici mesi a Giuseppe Antonuccio, Rosario Marchese e Gaetano Simone; a quattro anni e cinque mesi per Nicola Palena; a quattro anni al collaboratore di giustizia Giovanni Canotto, che con le sue dichiarazioni ha fornito elementi alle indagini; a due anni e otto mesi a Calogero Infurna, assolto solo dal capo relativo al possesso di un’arma; a due anni e quattro mesi per Luigi D’Antoni. Anche le parti civili hanno concluso, sostenendo la richiesta di conferma delle condanne, avanzata dalla procura generale.

In primo grado, il gup ha riconosciuto il diritto al risarcimento dei danni in favore del Comune (con l’avvocato Ornella Crapanzano), della Cgil (con il legale Rosario Giordano), della Federazione antiracket (con l’avvocato Mario Ceraolo), di tre esercenti che sarebbero finiti nel mirino degli stiddari (rappresentati dall’avvocato Valentina Lo Porto), dell’ambulante Saverio Scilio (con l’avvocato Alessandra Campailla) e ancora di Rocco Di Giacomo, a sua volta imputato nel giudizio ordinario e difeso dal legale Antonio Gagliano. Gli imputati sono rappresentati dai legali Flavio Sinatra, Davide Limoncello, Giovanna Cassarà, Francesco Enia, Cristina Alfieri, Laura Caci, Rocco Guarnaccia, Maurizio Scicolone, Giovanna Zappulla, Ivan Bellanti, Roberta Castorina, Gianmarco Cammalleri e Rocco Di Dio. Inizieranno ad esporre le loro conclusioni, a partire dall’udienza fissata per il prossimo gennaio.

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