Indagine su Timpazzo, “attiva anche senza Aia”: accuse al commissario e il Comune è parte civile

 
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L'incidente mortale si verificò a Timpazzo

Gela. E’ accusato di aver tenuto in attività la discarica Timpazzo, anche dopo la scadenza dell’autorizzazione integrata ambientale. A processo, davanti al giudice Silvia Passanisi, c’è il commissario liquidatore dell’Ato Cl2 Giuseppe Panebianco. Gli approfondimenti condotti dai pm della procura riguardano i periodi successivi al 2014. Senza quell’autorizzazione, stando alle accuse, i rifiuti non potevano essere conferiti nel sito. Contestazioni subito respinte dai legali di Panebianco, gli avvocati Maria Licata e Renata Accardi. La discarica, infatti, avrebbe proseguito l’attività in base a regolari decreti regionali e con il parere favorevole del Comune. Una vasta documentazione è già stata prodotta dalla difesa, una sorta di cronistoria di tutte le autorizzazioni ricevute dal commissario Panebianco. “Il commissario – hanno spiegato i difensori – a ridosso della scadenza dell’Aia, ha subito inoltrato tutte le comunicazioni necessarie ed ha proceduto sempre sulla base dei decreti dirigenziali regionali, in un contesto dominato dalle ordinanze d’urgenza, che arrivavano dalla presidenza della Regione”.

L’indagine su Timpazzo. Nonostante il Comune abbia sempre rilasciato pareri favorevoli, continuando a conferire rifiuti a Timpazzo, sarà comunque parte civile contro il funzionario. La richiesta, in aula, è stata formalizzata dall’avvocato Ornella Crapanzano, che rappresenta appunto l’ente comunale. Una scelta, quella di dare mandato al legale, di recente formulata dall’amministrazione comunale. La costituzione è stata ammessa e per il legale di parte civile, le decisioni del commissario liquidatore dell’Ato avrebbero causato, tra le altre cose, un danno all’immagine dell’ente, che comunque ha continuato ad autorizzare i conferimenti in discarica. In aula, per sentire i primi testimoni, si tornerà ad ottobre.

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