Juventus-Atletico Madrid, Gianmarco Fraglica racconta ad As l’amicizia con Alvaro Morata

 
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Gela. Gli appassionati di calcio stasera seguiranno una sfida di valore, come quella tra Juventus ed Atletico Madrid. Bianconeri a caccia di una impresa. E mentre l’Italia si divide tra tifosi e sportivi che sperano nel miracolo dei bianconeri e quelli pronti invece agli sfotto’ in caso di eliminazione, accade anche che il prestigioso giornale spagnolo AS, che segue molto da vicino le due squadre madriliste, Atletico e Real, dedichi una intera pagina ad un tifoso bianconero speciale. Gianmarco Fraglica infatti si è guadagnato una intera pagina interna per raccontare la storia di una amicizia nata a Torino con Alvaro Morata.

L’attaccante spagnolo stasera sarà avversario ed il giornalista  Jorge García Hernández gli ha chiesto di parlare di questa amicizia che va aldilà del mondo pallonaro.

 “Se mi chiedessero di spiegare cosa rappresenti Alvaro per me credo che celerei il tutto in un sorriso – ha spiegato – Lo stesso sorriso spontaneo che scoppiò quella sera del 28 Gennaio 2016 quando mi regalò la sua maglietta, mi invitò a cenare nel suo tavolo e mi fece sentire un suo amico, perché in fondo è questo che lui tutt’ora è per me, un amico. 
Mi hanno sempre insegnato a distinguere la realtà dai sogni, ma ci sono momenti in cui la linea immaginaria che divide le due cose è così sottile che fai fatica a percepirla. Io forse sono di parte, ma credo che Alvaro sia rimasto nel cuore di tutti coloro che lo hanno visto giocare, lottare e battersi per i nostri colori. O almeno nel cuore di chi come me, è riuscito a cogliere la sincerità del suo sorriso, la purezza del suo cuore che, senza dirlo troppo forte, credo conservi ancora delle tinte bianche e nere”. 

“L’ho sempre visto come un ragazzo umile, baciato dalla dea della fortuna, ma pacato nei modi e gentile con tutti. Poi dal giorno in cui l’ho conosciuto meglio ho appreso che non solo è dotato di una umiltà che è facile perdere a certi livelli, ma è anche estremamente buono. Ricordo tutte le volte che per caso ci incontravamo al centro di Torino, esordiva sempre con un “Gianmarco, come stai?” “Sto bene, Alvaro” rispondevo io, sembra banale e invece non lo è. Avrei voluto dirgli tante volte di rimanere con noi, di non andare a giocare altrove, perché gente come lui fa sempre bene averla con se, indipendentemente dalle sua capacità sportive. Ma il calcio si sa, è una scienza strana e non sempre è di facile comprensione. Mi piacerebbe incontrarlo adesso che torna a Torino, ma penso di essere fortunato per il semplice fatto di averlo conosciuto, e Alvaro un insegnamento dopo quella sera me l’ha lasciato: ovvero che la semplicità spesso vale più della fama e della notorietà. Oggi indossa altri colori, ma chiamarlo ‘rivale’ proprio non mi riesce. E allora lo chiamerò avversario, sicuramente temibile ma spero innocuo. E so già che quando lo rivedrò calcare il manto dello stadium nascerà un sorriso, lo stesso di tanti anni fa, spontaneo e forse un po’ nascosto…”.

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