L’amianto in fabbrica, uno degli ex operai dell’indotto: “Nessuna informazione…ci fornivano solo scarpe, guanti ed elmetto”

 
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Gela. “Nessuno ci informava della pericolosità dell’amianto mentre

lavoravamo nei cantieri in raffineria”.
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L’amianto in fabbrica. A spiegarlo, in aula davanti al giudice Marica Marino, è stato un ex dipendente di Cispe e Cosit, chiamato a testimoniare nel dibattimento aperto contro ex manager e tecnici Eni, ma anche di aziende dell’indotto. Sono tutti accusati di non aver adottato le necessarie misure, essenziali ad evitare l’esposizione dei lavoratori alle fibre killer. L’ex operaio, oggi, convive con patologie ai polmoni, probabilmente generate proprio dall’amianto. “Per diciassette anni ho lavorato in raffineria – ha continuato – ricordo che ci fornivano solo scarpe, guanti ed elmetti. Nient’altro. Per tre anni, ho lavorato come elettricista nei cantieri per lo smantellamento dell’Etilene”.
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I difensori degli imputati, però, hanno ripercorso le vicende lavorative dell’uomo che sarebbe stato esposto all’amianto anche in altri siti della penisola. Una vicenda confermata dal testimone, che ha risposto alle domande del pm Sonia Tramontana e a quelle dei legali. Nel corso dell’udienza, altri due ex operai hanno ripercorso le rispettive vicende personali. Entrambi sono affetti da gravi patologie. Per i legali, però, gli operai oggi malati non avrebbero mai avuto rapporti contrattuali con la società Raffineria di Gela, che avrebbe sempre rispettato tutti i protocolli di sicurezza.  Le accuse dei pm della procura vengono mosse a Armando Grassi, Giancarlo Barbieri, Alfonso Valerio, Alessandro Colnaghi, Francesco Mauro, Salvatore Verniccio, Rocco Ardore, Antonio Catanzariti, Pasqualino Grandizio, Gregorio Mirone, Gincarlo Fastana, Giorgio Clarizia, Giuseppe Farina, Vito Milano, Salvatore Vitale, Giovanni Calatabiano, Giuseppe Genitori, Giorgio Daumiller e Arturo Borntragger. Il giudice Marica Marino, in apertura, ha respinto le eccezioni difensive, confermando la chiamata in giudizio, come responsabile civile, della società Raffineria di Gela ed escludendo una “retrocessione” del procedimento alla fase dell’udienza preliminare.
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Parti civili sono proprio i lavoratori malati, quattro di loro rappresentati in giudizio dall’avvocato Davide Ancona. A sostenere le parti civili, ci sono inoltre gli avvocati Ezio Bonanni e Claudia Caizza. Gli imputati sono difesi, tra gli altri, dagli avvocati Giacomo Ventura, Antonio Gagliano, Flavio Sinatra, Gualtiero Cataldo, Maria Elena Ventura, Piero Amara, Pietro Pistone, Raffaela Nastasi e Attilio Floresta. 

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