L’incendio al bar Giorà, scartata l’ipotesi del racket: il cerchio si stringe su un quarantatreenne

 
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Gela. Né richieste estorsive né, tantomeno, eventuali messaggi fatti recapitare dalla criminalità organizzata.

Un diverbio prima dell’incendio. A distanza di appena quarantott’ore dall’incendio che ha danneggiato l’ingresso principale del bar Giorà di via Venezia, il quadro investigativo sembra farsi molto chiaro. Il cerchio si starebbe chiudendo intorno ad un quarantatreenne. Sarebbe stato lui ad appiccare il fuoco nella serata di sabato. Un’azione, molto probabilmente, da legare ad una sorta di ripicca ai danni dei titolari dell’attività commerciale. L’uomo, infatti, avrebbe avuto un acceso diverbio proprio con i titolari solo qualche ora prima del rogo. Una ricostruzione favorita sia dalle immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona sia dalle dichiarazioni rese dai titolari del bar. Così, il quarantatreenne sarebbe stato sentito dai carabinieri con l’obiettivo di acquisire ulteriori elementi.

Una condizione psichica precaria. Sarebbe, comunque, affetto da disturbi psichici che, già negli scorsi anni, ne sancirono il trasferimento prima in un ospedale psichiatrico giudiziario e poi all’interno di comunità terapeutiche. Da qualche mese, è ritornato in famiglia. I giudici del tribunale delle misure di sorveglianza di Caltanissetta hanno dato verdetto favorevole anche sulla scorta delle relazione positive redatte dagli esperti che lo seguono nel suo percorso riabilitativo. In passato, infatti, sarebbe stato protagonista anche di fatti analoghi a quello di sabato sera. Intanto, il suo legale di fiducia, l’avvocato Maurizio Scicolone, potrebbe chiedere al giudice un provvedimento che ne disponga il ritorno in una comunità.

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