“L’Unità neonatale non si tocca!”, il Comitato per l’area gelese frena la politica

 
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Gela. Le logiche di campanile hanno accecato anche il sindaco di Caltanissetta, Giovanni Ruvolo, che a distanza di anni rivendica l’Utin parlando di decisioni legate a “motivi di bassissima politica”.

Il caso Utin. Eppure possono recarsi ad Enna, distante appena 15 chilometri e collegato a Caltanissetta da uno scorrimento veloce di tutto rispetto. Le considerazioni del primo cittadino del capoluogo nisseno non sono passate inosservate a Filippo Franzone, portavoce del comitato per lo sviluppo dell’Area gelese e fautore del referendum che ha permesso ai gelesi, per la seconda volta, di gridare alla politica la voglia di volere cambiare i confini geografici e staccarsi dal territorio nisseno per aderire al Libero consorzio di Catania.

Il Comitato per lo sviluppo dell’area gelese attacca. “Il suo intervento contiene parecchie inesattezze – sostiene Franzone rivolgendosi a Ruvolo – caratterizzate da un campanilismo o da una mancanza di conoscenza del territorio, che è stato ed è l’artefice delle incolmabili distanze che da sempre dividono le nostre comunità. Per far si che fosse Gela la sede Utin, base dei servizi Sten e Stam (trasporto in ambulanze speciali delle mamme gravide e dei neonati con gravi complicanze) e Ginecologia ed Ostetricia di II Livello, noi, dal 2009, denunciammo il caso alla Commissione di Inchiesta Sugli Errori Sanitari (se lo ritiene necessario possiamo fornirle tutta la corrispondenza intercorsa), allora presieduta da Leoluca Orlando, facendo semplicemente notare come la zona sud di questa ex provincia avesse molte più nascite della zona nord, (nel 2009, 1.503 nascite nella zona sud; 1.195 nella zona Nord) con l’aggravante di avere tristi primati come ad esempio le malformazioni neonatali.

A seguito di tutto ciò, la regione non poté fare a meno di istituire l’Utin a Gela. Sostenere che Caltanissetta è stata “depredata” dell’Utin -aggiunge Franzone – “privando l’intera provincia di un servizio così importante”, è errato, è più giusto dire che l’Utin è stata individuata dove era più necessaria”.  “La logica vorrebbe che, visto che l’Utin è già individuata in questa ex provincia conclude Franzone – si lavorasse insieme per farla partire. Ma questa logica si applica in territori omogenei, con stretti rapporti economici, sociali, storici, ecc., non in territori così diversi e distanti come i nostri”.

I componenti del Comitato per lo sviluppo dell’area gelese denunciano, comunque, il totale disinteresse politico sul caso Utin. “Gela è una delle piu grandi città della sicilia ed era stata individuata nel 2009-2010 come sede di UTIN (unità di terapia intensiva neonatale) e Ginecologia ed Ostetricia di II livello, in seguito all’intervento del Presidente della Commissione Parlamentare d’Inchiesta Sugli Errori Sanitari – scrive Filippo Giardina – sono stati già acquistati i macchinari, che giacciono, inutilizzati, presso il Vittorio Emanuele III di Gela, probabilmente già scoperti della garanzia del produttore.

Sono cambiati i direttori ASP, gli Assessori Regionali alla Salute, ma l’attivazione delle due importanti strutture è rimasta sulla carta. Faccio presente che moltissime donne non solo gelesi ma anche dei paesi vicini (un bacino d’utenza complessivo di circa 200.000 persone) con gravidanze più o meno complesse, sono costrette ad andare a partorire a Catania o Ragusa, sottraendo posti importanti. Se qualcuno avesse ascoltato e dato riscontro alle richieste del nostro comitato di cittadini (C.S.A.G.) e questa unità fosse stata attivata a Gela, probabilmente ci sarebbe stata la disponibilità di un posto in uno degli ospedali catanesi, e per la piccola Nicole ci sarebbe stata molta piu probabilità di sopravvivere”.
Sarebbe interessante conoscere il pensiero dei politici gelesi impegnati a costruire slogan in vista dell’imminente tornata elettorale.

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