La Banda delle rapine alle banche colpì in città: due cugini catanesi erano le menti

 
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Immagine repertorio

Gela. Due rapine nell’arco di appena tre mesi, in entrambi i casi furono colpite filiali cittadine della banca Sant’Angelo. A distanza di quindici anni da quei fatti, concentrati nel periodo tra aprile e luglio del 2008, a processo ne rispondono le presunte menti, i cugini catanesi Sebastiano Tasco e Maria Rosa Tasco, e ancora Marco Rapisarda, che secondo la procura avrebbe partecipato all’irruzione di luglio. Molti coinvolti nel giro di rapine hanno definito le posizioni nel corso del tempo, su decisioni di altre autorità giudiziarie. Davanti al collegio penale del tribunale, presieduto dal giudice Marica Marino, è arrivato uno stralcio di un procedimento penale assai vasto, frutto di un’indagine condotta dagli inquirenti catanesi e che portò ad individuare una vera banda ben organizzata, in grado di mettere a segno un centinaio di rapine, quasi tutte in istituti di credito della Sicilia orientale. La base logistica pare fosse nel quartiere etneo San Leone. I due Tasco, secondo quanto ha spiegato uno dei poliziotti che si occupò dell’inchiesta, avrebbero assoldato soprattutto minorenni, spesso incensurati. I rapinatori agivano anche a volto scoperto e i Tasco, in molti casi, monitoravano con una loro presenza nella zona scelta per colpire. “Sebastiano Tasco conosceva bene questo territorio e le strade, anche perché lavorava come ambulante nei mercati – ha detto ancora il poliziotto sentito – nel caso della rapina di luglio, solo tre ore prima del colpo a Gela c’era stato un tentativo di rapina in una banca a Canicattì, che non riuscì”. Per gli investigatori, nell’azione di luglio, nella filiale locale della banca Sant’Angelo sarebbe entrato anche Marco Rapisarda, sulla base di quanto appurato dalle immagini dei sistemi interni.

Il poliziotto ha risposto alle domande del pm Gaetano Scuderi e a quelle di uno dei difensori, l’avvocato Salvo Macrì. Il legale ha chiesto maggiori dettagli sulla possibile identificazione di Rapisarda, mettendo in dubbio che possano esserci riscontri diretti. Nel corso dell’esame, è stato spiegato che gli imputati venivano sottoposti a controlli costanti, attraverso il monitoraggio dei contatti telefonici. Furono effettuate intercettazioni e gli inquirenti, man mano, riuscirono a ricostruire le basi della banda delle rapine in banca. Altri testimoni saranno sentiti durante la prossima udienza.

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