La crisi e l’addio all’indotto di raffineria, messi in vendita i beni di Eurocoop

 
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Eni punta anche allo smantellamento di impianti e aree ormai in disuso

Gela. Per alcuni anni, dopo aver acquisito i contratti della Comeco (poi fallita), è stata tra le principali cooperative dell’indotto Eni. L’esperienza di Eurocoop nella raffineria di contrada Piana del Signore è però durata poco. Con il calo delle commesse e la successiva perdita dei contratti, è arrivato il declino finanziario. I vertici societari sono stati anche coinvolti in una vasta indagine penale, avviata dai pm della procura di Vibo Valentia. Proprio il gip del tribunale calabrese ha dato il via libera ai custodi giudiziari che procederanno alla vendita di quanto rimasto nel cantiere in raffineria. Mezzi da lavoro, autoveicoli, attrezzature e materiali, fanno parte di un lungo elenco di beni da sottoporre alle procedure di cessione. Un valore stimato superiore ai 200 mila euro, almeno in base alle perizie messe a disposizione dei magistrati.

A questo punto, se l’iter dovesse concludersi con offerte ritenute valide, verrebbe quasi del tutto sgomberata l’area interna allo stabilimento Eni che ancora ospita quello che è rimasto del cantiere dell’azienda.

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