La linea Zingaretti o il patto “civico” con Fi? Dem a rapporto: “Salvini e Di Maio in città sono minoranza”

 
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Di Cristina stringe il rapporto politico con Faraone

Gela. Il nuovo corso del partito dettato dal segretario nazionale Nicola Zingaretti, che vuole il Pd decisamente più a sinistra, ma anche l’intesa moderata pro-Greco che ha messo insieme i dem locali e pezzi del centrodestra, vedi Forza Italia. Ad una settimana dalle urne del ballottaggio che hanno dato ragione alla scelta della dirigenza locale di appoggiare il neo sindaco Lucio Greco (anche se l’astensionismo ha toccato numeri impressionanti), i democratici rivendicano sia l’uno che l’altro. Insomma, vogliano “ripartire” sia da Zingaretti sia dall’alleanza moderata, come hanno spiegato il deputato regionale Giuseppe Arancio e il segretario provinciale Giuseppe Gallè presentando l’iniziativa a sostegno della candidata alle europee Michela Giuffrida. E’ stato il primo incontro pubblico, tutto Pd, del post-elezioni. Sulla carta, però, una soluzione escluderebbe l’altra, anche perché il Pd romano non ha certo sprizzato gioia davanti al “caso Gela”. Più netto ancora è stato il segretario cittadino Peppe Di Cristina, che viene considerato uno degli artefici politici della strana alleanza “civica” (anche perché né il Pd né Forza Italia hanno schierato i simboli ufficiali). “Abbiamo vinto le elezioni e siamo ritornati al governo della città – ha detto presentando la candidata alle europee – il significato di quest’alleanza è chiaro, abbiamo dimostrato che in città Salvini e Di Maio sono minoranza. E’ stata una battaglia per non consegnare la quinta città siciliana a Salvini o a Di Maio. Io sono nato in questo partito e adesso invito i consiglieri e tutti i candidati nella lista a sostenere il Pd alle europee”. Al solito hotel “Sileno”, c’erano praticamente tutti i dem che sostengono la linea Di Cristina, compresi i due neo consiglieri, la riconfermata Alessandra Ascia e il rientrante Gaetano Orlando, e il presidente Claudia Caizza. Una brevissima comparsata l’ha fatta Guido Siragusa, l’ex consigliere comunale del partito che di certo non ha condiviso molte delle mosse della dirigenza, al punto di non ricandidarsi, nonostante il suo nominativo fosse già nella “civica” dem. L’uscente è tra quelli che chiedono con forza un confronto interno al partito, magari per mettere le cose in chiaro da un punto di vista di collocazione politica (insieme a lui ci sono altri dem come l’ex presidente del consiglio comunale Giuseppe Fava).

Non sono mancati neanche l’avvocato Antonio Gagliano, che dopo il primo turno ha rinunciato alla designazione nella giunta Greco, e il commercialista Salvatore Sauna, che invece il sindaco ha scelto come consulente a titolo gratuito. Nonostante i poco più di duemila voti incassati dalla “civica” “Uniti siamo gelesi”, il partito pare intenzionato a non mollare aree ancora elettoralmente produttive, quelle dei comuni limitrofi, che fino ad ora hanno sempre garantito fedeltà al gruppo dirigente (non a caso era nutrita la presenza in sala). Se in città, il Pd può cantare vittoria (anche se non tutti condividono l’assunto di Di Cristina e dei suoi), in altri centri fondamentali della provincia, il disastro è stato totale. Lo stesso Gallè si trova a fronteggiare un esisto elettorale che a Caltanissetta ha praticamente cancellato dall’assise civica qualsiasi traccia del partito. Tra qualche mese il segretario provinciale potrebbe cedere il testimone allo stesso Di Cristina, che non ha mai nascosto velleità politiche che vanno oltre il confine gelese. Fino ad oggi, ha anche declinato gli insistenti inviti ad entrare nella giunta “civica” di Greco. Preferisce tessere da fuori, guardando magari verso Palermo. Tra Zingaretti e Forza Italia, i dem locali vogliano ripartire e anche le europee della prossima settimana potranno fornire qualche altro numero, magari non in rosso.

2 Commenti

  1. Politico di razza Di Gristina, ma il Partito non è quello di una volta andrebbe cambiato tutto, simbolo, nome, ecc….

  2. Se Di Cristina, con poco più di duemila voti si sente vittorioso alle ultime amministrative, credo che i diem hanno poca speranza di riprendersi elettoralmente.
    Non ha capito che se non cambiano completamente strategia politica, schierandosi apertamente a sinistra , come è naturale che sia, spariranno dalla scena politica.

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