La Mini Cooper incendiata all’imprenditore, “mi dissero che erano collegati a Pellegrino”

 
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Gela. Una Mini Cooper venne data alle fiamme, cinque anni fa. Come accertato dagli investigatori, era nella disponibilità di Valerio Longo, imprenditore in passato coinvolto in indagini antimafia. Il rogo si propagò a ridosso di via Generale Cascino. Chi agì, secondo i pm della Dda di Caltanissetta, sapeva che avrebbe colpito l’imprenditore. Longo è stato sentito, in aula, davanti al collegio penale del tribunale, presieduto dal giudice Miriam D’Amore (a latere Marica Marino e Silvia Passanisi). Secondo le accuse, dietro a quell’azione incendiaria ci sarebbero Gianluca Pellegrino, Orazio Tosto e Nicolò Ciaramella. Sono imputati, insieme ad altri coinvolti nell’inchiesta “Falco”. Per i magistrati della Dda nissena, in aula con il sostituto Matteo Campagnaro, Pellegrino avrebbe tentato di riorganizzare le fila del clan Emmanuello. “Mostrai le immagini dell’incendio ad alcuni giovani – ha detto Longo – e mi dissero che quelli che si vedevano nel video erano Tosto e Ciaramella. Non li conoscevo e venni a sapere che erano collegati a Gianluca Pellegrino. Ricordo di averlo incontrato a San Giacomo. Non conoscevo neanche lui. Mi disse che loro non c’entravano, ma da alcune frasi mi fece intendere che in realtà erano stati proprio loro”. Nelle immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza della zona del rogo, si vedrebbero gli autori dell’attentato incendiario. Prima, ci sarebbe stata una ricognizione e qualche ora dopo sarebbero entrati in azione. “Si vedeva uno che era in sella ad uno scooter – ha proseguito il testimone – e l’altro che invece spargeva la benzina sull’auto”. Gli investigatori non escludono che possa essersi trattato di una ritorsione, successiva al licenziamento della compagna di Pellegrino, che lavorava per conto dell’azienda di Longo e della moglie. Un incendio, eclatante, che gli inquirenti collocano nelle dinamiche criminali legate allo stesso Gianluca Pellegrino e al suo gruppo di riferimento. In aula, è stata sentita la consorte dell’imputato, che ha ricordato la sua esperienza lavorativa per conto di quell’azienda. I difensori degli imputati, gli avvocati Giacomo Ventura, Carmelo Tuccio, Ignazio Raniolo e Francesco Cottone ritengono che dai video, poi acquisiti, non si possa raggiungere la certezza sull’identità degli incendiari.

In aula, verrà sentito il titolare di un autolavaggio che avrebbe dato indicazioni a Longo circa l’identità dei presunti responsabili. Nel dibattimento scaturito dall’indagine “Falco” sono imputati anche Nunzio Alabiso, Emanuele Campo, Giovambattista Campo, Pietro Caruso, Giuseppe Di Noto, Emanuele Emmanuello, Angelo Famao, Emanuele Faraci, Guido Legname, Francesco Metellino, Alessandro Pellegrino, Rosario Perna, Daniele Puccio, Emanuele Puccio, Emanuele Rolla, Loreto Saverino, Melchiorre Scerra, Angelo Scialabba e Gaetano Davide Trainito. Sono difesi dagli avvocati Flavio Sinatra, Davide Limoncello, Cristina Alfieri, Francesco Enia, Salvo Macrì, Filippo Spina, Maurizio Scicolone, Raffaela Nastasi, Mario Brancato, Salvatore Priola, Alessandro Del Giudice, Carlo Aiello, Salvatore Pappalaro e Antonio Impellizzeri.

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