La morte del diciassettenne Salvatore Scerra, i familiari portano in giudizio anche il Comune: “Quell’incrocio è troppo pericoloso”

 
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Gela. Semaforo in tilt in un incrocio stradale, quello tra via

Tevere e via Venezia, tra i più pericolosi dell’intero perimetro urbano.

Lo schianto mortale. L’allora diciassettenne Salvatore Scerra perse la vita, nel novembre di tre anni fa, dopo che in sella al suo scooter impattò contro un’automobile proprio all’altezza di quel tratto. L’inchiesta penale avviata dai magistrati della procura è stata archiviata, anche se i familiari della vittima hanno comunque deciso di impugnare il verdetto del gip in Cassazione. Allo stesso tempo, però, proprio i genitori e i parenti di Scerra vogliono capire, soprattutto a livello civilistico, se ci siano responsabilità per quella terribile morte. Così, hanno citato in giudizio l’ente comunale, le compagnie assicurative coinvolte e il conducente della vettura. La prima udienza, davanti ai giudici civili del tribunale, è fissata per ottobre. Il loro legale di fiducia, l’avvocato Filippo Di Mauro, ha già provveduto alla notifica di tutti gli atti necessari. Anche il Comune, quindi, finisce in giudizio, proprio perché ente responsabile della sicurezza del tratto stradale diventato teatro della tragedia. Lo stesso incrocio che, da anni ormai, è comunque al centro di tante polemiche, con gravi incidenti stradali che si sono ripetuti con frequenza. I familiari e il loro legale chiederanno un maxi risarcimento per i danni patrimoniali e non patrimoniali patiti a seguito della morte del diciassettenne. Allo stesso tempo, rappresentanti invece dal legale Nicoletta Cauchi, cercheranno di ottenere in Cassazione l’annullamento del provvedimento di archiviazione del procedimento penale. Ci sarebbero, in base alla loro ricostruzione, troppi elementi ancora da chiarire.

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