La presunta rete dei fiancheggiatori di Rinzivillo, al riesame respinte accuse: chiesto annullamento

 
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Il cinquantacinquenne è stato coinvolto nell'operazione "Exitus"

Gela. Continuano a difendersi ed escludono di essere vicini al boss Salvatore Rinzivillo. Si sono rivolti ai giudici del tribunale del riesame di Caltanissetta gli indagati nell’inchiesta “Exitus”. L’avvocato Grazio Ferrara e Giuseppe Incorvaia (difesi dal legale Giacomo Ventura), Benedetto Rinzivillo (rappresentato dagli avvocati Joseph Donegani ed Emanuele Maganuco) ed Emanuele Zuppardo (difeso dall’avvocato Roberto Afeltra), hanno chiesto di rivedere i provvedimenti cautelari emessi nei loro confronti e che li hanno portati in carcere. Sono state lunghe discussioni quelli dei legali che hanno impugnato le ordinanze. Per i pm della Dda di Caltanissetta, il boss Salvatore Rinzivillo avrebbe potuto contare sul sostegno del trentanovenne Ferrara, che gli avrebbe fatto da referente soprattutto dopo l’arresto per il blitz “Extra fines”, ma anche degli altri coinvolti. Un’indagine che ha preso spunto dall’inchiesta madre “Extra fines” e che secondo pm e poliziotti della mobile di Caltanissetta proverebbe come la rete dei presunti fiancheggiatori di Rinzivillo fosse fitta e ben organizzata sul territorio, tanto da poter fare affidamento su un professionista. La difesa di Ferrara, però, contesta ogni tipo di addebito. Gli unici rapporti tra l’avvocato indagato e il boss sarebbero da collegare alla sua attività professionale, dato che ne era il legale di fiducia.

Anche gli altri difensori hanno ribattuto a quanto indicato nell’ordinanza di custodia cautelare. La difesa di Benedetto Rinzivillo ha confermato che i soldi, secondo gli inquirenti destinati al boss e ai fratelli, erano in realtà quelli per il pagamento di un dipendente. Accuse respinte anche dai legali di Incorvaia e Zuppardo. I giudici del riesame potrebbero pronunciarsi nelle prossime ore.

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