La presunta truffa delle false compensazioni anche con imprenditori del Nord, Marchese a giudizio

 
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Per Marchese è stato disposto il giudizio immediato

Gela. L’indagine è molto più ampia, al punto da aver coinvolto oltre sessanta persone. La mente del sistema delle false compensazioni, per un giro di almeno ventidue milioni di euro, sarebbe stato l’imprenditore Rosario Marchese (difeso dagli avvocati Giovanna Zappulla e Domenico Servillo). Insieme ad un altro coinvolto, Rosario Barragato (difeso dai legali Flavio Sinatra e Giovanni Lomonaco), dovrà rispondere alle accuse davanti al collegio penale del tribunale, presieduto dal giudice Miriam D’Amore (a latere Ersilia Guzzetta e Antonio Fiorenza). Nei confronti dei due imputati, ma solo per alcuni capi di imputazione, è stato disposto il giudizio immediato. In aula, si è provveduto alle prime formalità, in attesa dell’apertura del dibattimento. La costola principale dell’inchiesta, invece, va verso l’udienza preliminare. Sono decine le società, soprattutto del nord Italia, che avrebbero fatto da sponda al sistema ideato e strutturato dall’imprenditore trentatreenne. Il punto fermo sarebbero state le false compensazioni fiscali per ottenere crediti non dovuti, raggirando l’erario. La base logistica, secondo gli investigatori, era in città, ma ormai gli interessi di Marchese e dei suoi referenti principali si erano spostati nel nord Italia. E’ molto dettagliato l’elenco delle aziende che sarebbero state usate come schermo per la presentazione dei modelli F24, che davano accesso alle compensazioni.

Secondo le accuse, tutti avrebbero saputo che mettendosi nelle mani di Marchese avrebbero ottenuto sgravi non previsti, attraverso la via di investimenti in aree svantaggiate, che in realtà sarebbero esistiti solo sulla carta. L’imprenditore, di recente, è stato coinvolto nell’inchiesta antimafia “Stella cadente” e in quella ribattezzata “Leonessa”, coordinata dai pm della procura di Brescia. Per gli investigatori, sarebbe stato vicino al gruppo degli stiddari.

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