La protesta dell’indotto si sposta a Roma? Lavoratori pronti a scendere in piazza

 
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Gela. I milleduecento lavoratori dell’indotto si dicono pronti a manifestare a Roma.

Chiedono il rispetto del progetto di investimento Eni che prevede anche il mantenimento occupazionale del diretto e dell’indotto. Quest’ultimo punto è stato messo in discussione dal ministero del Lavoro creando un nuovo allarme occupazionale tra le tute blu delle imprese metalmeccaniche ed elettrostrumentali. Ieri, dopo avere manifestato a Palazzo di città, una rappresentanza dei milleduecento operai si è recata presso il settore Urbanistica del Comune per ottenere l’autorizzazione a collocare, domani mattina, un gazebo in piazza Umberto. “Ad un anno dalla firma del progetto di investimento del colosso energetico del cane a sei zampe – assicurano i lavoratori – scenderemo in piazza per fare sentire la nostra voce evidenziando il nostro malcontento per il mancato rispetto degli accordi che invece viene sbandierato come un successo dal governo nazionale, con il premier Matteo Ranzi. L’unica cosa ottenuta da Eni è il rilascio delle autorizzazioni per l’estrazione di gas, on e off shore. Del resto questo aspetto rappresenta 1,8 miliardi dell’intero investimento. La Green refinery non ci sarà prima del 2017 e garantirà occupazione certa ad appena trecento lavoratori del solo diretto. Per noi ci sarà ben poco. Forse niente”. Ad accogliere la rappresentanza di lavoratori in Comune è stato l’assessore Francesco Salinitro (M5s) e Salvatore Scerra, consigliere di Forza Italia. “Ho detto loro di organizzarsi per promuovere una marcia verso Roma – sostiene Scerra – In occasione del 6 novembre, primo anniversario dalla sottoscrizione del protocollo di riconversione della fabbrica di contrada Piana del Signore. Domani si raduneranno in piazza Umberto per raccogliere le adesioni di tutti i partecipanti. Io metterò a disposizione un pullman”.

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