La Sicilia “liberata” dall’Usa ai mafiosi eletti sindaci, presi Palermo e Caltanissetta

 
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Gela. Dopo l’occupazione angloamericana, in Sicilia, si insediò il governo Amgot (Allied military governmant of occupied territories),  presieduto dal generale inglese Francis Rennel.

Questo governo avrebbe avuto una durata di sei mesi, con l’isola in regime di autonomia e fuori dal Regno del sud con capitale Brindisi, gestito dal colonnello americano Charles Poletti.

Si installò negli uffici della camera di commercio a Palermo, dove don Calò, poteva entrare ed uscire liberamente e incontrarsi con don Vito Genovese che era l’interprete del colonnello Poletti.

Negli uffici dell’Amgot, esisteva una divisione finanziaria che divideva gli Am-lire, valuta coniata dagli alleati, per le transazione nell’Italia meridionale e furono gli ufficiali delle truppe e i funzionari da loro insediati a stabilire, in assenza di banche, il valore dei cambi, del denaro e delle merci, sistema economico finanziario, per la prima volta installato in Sicilia.

Nei siciliani, si accese la voglia di separarsi dall’Italia, così come era successo nel 1820, nel 1848, 1860 e prima dell’unità nel 1943, esplosero rinnovate rivendicazione per un’isola che era stata capitale del regno di Federico II nel 1200, crocevia di civiltà e tolleranza, stanca dei soprusi dei piemontesi, lamentava lo sfruttamento delle risorse siciliane a favore delle industrie settentrionali.

Le velleità dei siciliani esplosero subito dopo l’ingresso degli americani a Palermo, dopo il 28 luglio 1943, nelle mura della città comparve un manifesto separatista in cui si chiedeva ai governi alleati di costituire un Governo Provvisorio Siciliano, per attuare un plebiscito e dichiarare decaduta la monarchia dei Savoia in Sicilia.

Leader ed animatore di questo movimento, fu Andrea Finocchiaro Aprile, siciliano d’origine e toscano d’adozione dopo essere stato deputato al collegio di Corleone e sottosegretario alla camera e al tesoro nel governo di Francesco Nitti.

Oppositore nel ventennio di Mussolini, aveva deciso di chiudere con la politica. Iscritto alla massoneria e avendo una buona conoscenza dell’inglese e del francese, instaurò un buon rapporto con Francis Rennell.

Con Finocchiaro si schierò il docente universitario catanese, Antonio Canepa, vicino al Pci. L’autonomia della Sicilia trovava consensi sia a destra che a sinistra e lo stesso Calogero Vizzini, vedeva di buon occhio il movimento Mis dove si avvicinarono alcuni latifondisti come il conte Lucio Tasca.

Il problema della mafia veniva dimenticato da tutti e lo stesso Poletti non aveva mai messo in evidenza problemi con la mafia, eppure a fianco di don Calò c’erano Giuseppe Genco Russo, Antonino Affronti, Serafino Di Peri, Giuseppe Giudice, Vincenzo Lanolina, Peppino Scarlata, Alfredo Sorce.

Il 26 luglio del 1943, gli angloamericani appoggiarono la sindacatura a Villalba di Calogero Vizzini, a Mussomeli di Genco Russo, a Riesi di Francesco Di Cristina, a Vallelunga di Salvatore Malta, a Caltanissetta di Angelo Cammarata, a Palermo di Lucio Tasca.

Questi furono i primi sindaci dell’Italia liberata e don Calò preferì affidare l’incarico di sindaco a suo nipote Beniamino Farina.

Alla fine, gli alleati decisero di lasciare mano libera ai mafiosi, facendo eleggere quasi l’80% dei sindaci ai mafiosi e al boss Vincenzo De Carlo fu lasciata la gestione dell’ammasso del grano in gran parte della Sicilia. Infine al padrino Giuseppe Navarra, referente di Luciano Liggio, il controllo assoluto di una società di trasporti e del mercato nero.

Finocchiaro Aprile, scrisse a Wiston Churcill una prima lettera il 20 aprile del 1943 senza alcuna risposta a dicembre riscrisse dicendo: “noi agogniamo la formazione di uno stato sovrano di Sicilia a regime democratico repubblicano, la nostra situazione economica è buona e la nostra bilancia commerciale dà un notevole esubero delle esportazioni sulle importazioni. “Il capo del Mis, puntava a mettere in evidenza che il nord con le sue industrie avevano ostacolato e sfruttato i siciliani e in ultimo parlava di una regione italiana federale. Insomma, molto tempo prima di Bossi, la Sicilia aveva chiesto di fare diventare l’isola una regione federale.

La iniziativa rimase lettera morta, anzi innervosì moltissimo l’Amgot.

Don Calò continuò a dimostrare la vicinanza della mafia al Mis e il responsabile del Mis, Guglielmo di Carcaci, dimostrava imbarazzo per la presenza di mafiosi nell’organizzazione, ma questi non erano costanti e quando su pressioni americane, il movimento fu convinto a partecipare con l’Amgot a una eventuale formazione di governo federale, Vizzini lanciò una controproposta, la nascita di un movimento per la quarantanovesima stella per fare una unione politica tra Italia e Usa.

Questa iniziativa, voleva bloccare le spinte separatiste, non più proponibili.

Il 18 novembre del 1944 il console americano Alfred Nester aveva preso accordi con il generale Giuseppe Castellano e capi mafia tra cui Calogero Vizzini in contatto con Virgilio Nasi, della famiglia di Trapani, per assumere la direzione di un movimento per l’autonomia siciliana sostenuta dalla mafia, erano presenti Calogero Vizzini, Virgilio Nasi, Calogero Volpe, Vito Fodera, Vito Guarrasi.

Alla fine di tutti questi incontri, Vito ritirò la sua adesione al separatismo e il Mis veniva liquidato. Con il rafforzamento della Dc e del Pci, all’assemblea costituente, nasceva lo statuto speciale della Regione Siciliana.

Alla mafia fece comodo questa nuova situazione e don Calò, si mosse per appoggiarla, facendo delle riunioni a cui parteciparono esponenti dei servizi segreti americani, capi mafia, il generale Giuseppe Castellano, tutto per accantonare i progetti di Finocchiaro Aprile.

Il movimento veniva abbandonato al suo destino e nasceva nel 1944 la Gris (gioventù rivoluzionaria per l’indipendenza della Sicilia) con a capo Giuseppe Tasca, figlio del conte Lucio, a cui si associò l’Evis (esercito volontario per l’indipendenza della Sicilia) voluto da Canepa.

La parte più facinorosa, voleva affiliare gruppi più vicini alla mafia e tra questi, il più in vista era quello di Salvatore Giuliano, molto noto tra quelli della borsa nera.

Giuliano, il 2 settembre del 1943, uccise un carabiniere Antonio Mancino e si diede alla macchia. Subito fu interpellato da Vito Genovese che gli parlò del separatismo e della possibilità di ottenere una amnistia.

L’8 marzo del 1944, il generale Badoglio affida l’incarico dell’Amgor a Francesco Musetto, che rimase in carica per quattro mesi, fu sostituito dal democristiano gelese Salvatore Aldisio con l’intenzione di garantire una politica antisecessionistica.

La prima cosa fu di togliere il sindaco di Palermo Tasca e nel congresso di Taormina, vennero espulsi Paolo Di Pietra e Michelangelo Cipolla, favorevoli alla annessione della Sicilia agli stati uniti.

Con l’arresto di Finocchiaro Aprile nel 1945, il Mis finisce di esistere e Finocchiaro Aprile decise di abbandonare la politica definitivamente. Salvatore Giuliano, fedele agli impegni presi con il Mis, in Spagna, continuò le sue violenze indisturbato ma fu fermato dalla mafia e dai servizi segreti americani. La mafia continua ad essere il braccio destro del malaffare e fa entrare nell’Evis il picciotto Concetto Gallo al posto di Canepa e inoltre entrano i picciotti Lucio Tasca e Francesco Paternò di Carcaci, molto vicini a Giuliano.

Fin dall’inizio, Giuliano era stato protetto da Santo Flores con l’avallo di don Calò e di Vanni Saccodi Camporeale e il primo del mese di maggio 1947 la banda sparò sui contadini in feste.

Ci furono 11 morti e 50 feriti, fu la prima strage di stato contro esponenti dei movimenti contadini e contro le sinistre dal 1945 al 1947, quando nasce il terrorismo mafioso a cui seguirono una serie di delitti nei confronti di sindacalisti e politici. La fine del Mis, portò alla neutralizzazione anche di Giuliano, che fu invitato ad una riunione di mafiosi e il 5 del mese di Luglio 1950 Ignazio Miceli di Monreale, si era impegnato ad ucciderlo, ma Gaetano Badalamente aveva impegnato Luciano Liggio. Fu Gaspare Pisciotta a consegnare il corpo di Giuliano con la nuova versione dell’uccisione in un conflitto a fuoco con i carabinieri: questa versione fu tenuta fino al processo di Viterbo per i fatti di Portella della ginestra, dove tra gli imputati c’era Pisciotta che, deluso, minacciò di fare importante rivelazioni, ma il 9 novembre del 1954 fu avvelenato in carcere con una tazzina di caffè. Questa la grande disinvoltura con cui gli alleati, gestirono il mezzogiorno, in particolare la Sicilia (fonte Gigi Di Fiore- contro storia della liberazione).

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