L’accusa di voler coltivare marijuana, due braccianti in libertà: pm chiedono misure

 
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Gela. Probabilmente l’udienza sarà differita ad altra data, a causa delle restrizioni anti-Covid che limitano lo svolgimento di attività giudiziaria che non sia strettamente necessaria. I pm della procura ritengono che al cinquantaduenne gelese Salvatore Nardo e al ventisettenne niscemese Melchiorre Di Modica, arrestati a marzo e subito ritornati in libertà, vada applicata una misura restrittiva. Si sono rivolti ai giudici del riesame di Caltanissetta. I poliziotti del commissariato di Niscemi e quelli della squadra mobile di Caltanissetta bloccarono i due braccianti nei pressi di un terreno agricolo, in contrada Feudo Nobile. Avevano a disposizione semi per la coltivazione di marijuana. Non si esclude che volessero impiantarne notevoli quantitativi. Il sequestro ha riguardato inoltre trentuno seminiere. Il gip ha convalidato gli arresti, ma senza imporre misure cautelari. Le difese, sostenute dagli avvocati Salvo Macrì e Antonio Muscia, hanno messo in dubbio l’esistenza di prove certe sulla volontà degli indagati di avviare una coltivazione su larga scala di marijuana. Subito dopo l’arresto, Nardo ha spiegato di non aver mai avuto intenzione di tentare la carta della marijuana da impiantare a Feudo Nobile. Si sarebbe trovato in quella zona solo per caso.

I pm della procura invece sono sicuri che i due, insieme ad un possibile terzo complice (sfuggito al fermo), fossero pronti a coltivare marijuana e anche per questa ragione ritengono necessaria l’applicazione di misure cautelari.

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