L’arma consegnata ad uno stiddaro, si valuta competenza giudice: accuse dopo intercettazione

 
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Gela. L’intercettazione che secondo gli inquirenti confermerebbe la consegna di una pistola ad un presunto esponente della nuova stidda è tra quelle effettuate nel corso della lunga indagine antimafia “Agorà”. Le accuse dei pm della procura adesso vengono mosse all’operaio Calogero Sabatini, incensurato e mai coinvolto nell’inchiesta antimafia. L’arma però sarebbe stata a sua disposizione. Il perito nominato per trascrivere il contenuto di quell’intercettazione, in aula davanti al giudice Miriam D’Amore, ha dato un’interpretazione del significato di quanto captato dagli inquirenti, rispondendo sia alle domande del pm Pamela Cellura sia a quelle del legale di difesa, l’avvocato Mirko Maniglia. Il difensore ha sempre escluso qualsiasi collegamento tra l’imputato e gli ambienti criminali. Non ci sarebbe stata alcuna consegna di armi.

La vicenda, però, potrebbe finire davanti al collegio penale del tribunale. Il giudice D’Amore verificherà la competenza in materia, senza trascurare l’eventualità della prescrizione per alcuni dei capi di imputazione.

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