L’azienda sequestrata finì con i conti in rosso, indagine su ex amministratore giudiziario: ora è a processo

 
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Gela. Un debito di circa ottocentomila euro e scritture contabili che non sarebbero mai state depositate dall’allora amministratore giudiziario di un’azienda locale, che era stata sottoposta a sequestro. I titolari, ritornati in possesso della loro attività, dopo che caddero le accuse di mafia e la misura di prevenzione venne annullata, chiesero di fare chiarezza sulla gestione. Ritennero di aver subito un danno economico pesante. Sarebbero partite delle denunce e a processo è finito l’ex amministratore giudiziario dell’azienda, attiva nel trasporto di ortofrutta. E’ stato aperto il dibattimento nei confronti di Francesco Di Bennardo. Era stato designato per portare avanti la fase di amministrazione, disposta dai giudici. Il professionista, secondo le accuse, non avrebbe mai fornito le scritture contabili e i titolari dell’azienda non escludono che il debito maturato sia da legare a presunti ammanchi, ingiustificati. Uno dei proprietari dell’azienda è parte civile e il collegio penale del tribunale, presieduto dal giudice Miriam D’Amore, ha ammesso la costituzione anche dei due figli. Sono tutti rappresentati dall’avvocato Renata Accardi. L’amministratore giudiziario rimase in carica per alcuni anni, dopo che i titolari vennero coinvolti in un’inchiesta antimafia. Le accuse nei loro confronti caddero del tutto ma si ritrovarono con l’azienda in rosso e senza le carte della gestione.

I primi testimoni verranno sentiti a giugno. Il professionista è difeso dall’avvocato Flavio Sinatra. Pare che altri due titolari dell’azienda siano in attesa dei provvedimenti dei pm della procura, sempre nei confronti dell’ex amministratore.

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