Le armi e la droga dei Rinzivillo, condanne “Mutata arma”: fissato giudizio di appello per coinvolti

 
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I coinvolti vennero monitorati per diversi mesi anche in un improvvisato poligono per le armi

Gela. Avrebbero avuto a disposizione armi e droga, nell’interesse del gruppo mafioso dei Rinzivillo. Dopo le pesanti condanne pronunciate, in primo grado, dal gup del tribunale di Caltanissetta, i coinvolti nell’inchiesta “Mutata arma” si presenteranno a gennaio, davanti ai magistrati della Corte d’appello nissena. E’ stato fissato il giudizio di secondo grado. Le difese, dopo il deposito delle motivazioni della decisione del gup, hanno presentato i ricorsi. Lo scorso maggio, sono stati imposti undici anni e otto mesi di reclusione a Graziano Vella, undici anni e quattro mesi a Maich Vella, dieci anni ciascuno per Davide Faraci e Salvatore Graziano Biundo (gli sono state riconosciute le attenuanti generiche), sei anni e quattro mesi a Carmelo Vella, due anni (in continuazione con una precedente sentenza di condanna) a Davide Pardo e un anno e quattro mesi ad Andrea Tomaselli. I legali che li rappresentano hanno sempre escluso un loro coinvolgimento nella famiglia di mafia, a differenza di quanto ricostruito dai pm della Dda di Caltanissetta e dai poliziotti, che hanno eseguito il blitz e condotto l’indagine. Per mesi, sono stati seguiti gli spostamenti degli imputati, che avrebbero avuto a disposizione una sorta di laboratorio clandestino per la modifica delle armi, riferibile ai Vella. Gli inquirenti sono arrivati anche ad un improvvisato poligono, realizzato tra le campagne nella zona della statale 115 Gela-Licata. Le armi sarebbero state rivendute anche a “clienti” che arrivavano da altre province dell’isola.

I proventi del traffico di droga, invece, venivano annotati in un libro mastro, così hanno spiegato gli investigatori subito dopo gli arresti. Non sarebbero mancati i viaggi per i rifornimenti di sostanze stupefacenti, in altre piazze siciliane. I ricorsi sono stati presentati dai legali Flavio Sinatra, Salvo Macrì, Cristina Alfieri, Ignazio Raniolo e Giuseppe Fiorenza.

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