Le figlie costrette a casa e i maltrattamenti: assolta la madre, “incapace di intendere e di volere”

 
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Gela. Uno stato psichico molto precario sarebbe stato alla base di una vicenda che ha coinvolto due bambine e una neonata, tutte figlie della stessa donna, finita a processo. La madre, davanti al giudice Ersilia Guzzetta, doveva rispondere di maltrattamenti in famiglia. A chiusura del dibattimento, però, è arrivata l’assoluzione. Decisiva una perizia che ha accertato l’incapacità di intendere e di volere dell’imputata, che per un lungo periodo aveva sostanzialmente obbligato le due bambine a non lasciare mai l’abitazione di famiglia, nella zona di Settefarine, neanche per andare a scuola. Il suo stato mentale avrebbe causato ripercussioni anche all’ultima nata, una piccola di pochi mesi. Il contenuto della perizia ha indotto il pm Gesualda Perspicace a richiedere un verdetto di assoluzione.

Le accuse di maltrattamenti. Il difensore dell’imputata, l’avvocato Carmelo Tuccio, in aula, è riuscito a dimostrare come oggi la donna abbia avviato un percorso di cura, che le sta consentendo di rientrare in famiglia, mettendosi alle spalle quanto accaduto in passato. Per queste ragioni, ne è stata esclusa la pericolosità sociale. Alla fine, alla donna non è stata imposta neanche l’eventuale misura di sicurezza.

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