Licenze “facili” sul litorale, gruppo di associazioni ricorre al Tar

 
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Gela. Licenze rilasciate in maniera fin troppo disinibita e, così, un gruppo di associazioni, confluite nel coordinamento territori sostenibili, pensa al ricorso al tar di Palermo per chiedere chiarezza sul prossimo futuro del litorale cittadino: preso d’assalto da attività commerciali e lidi balneari.

A mancare, infatti, è un piano urbano delle spiagge: previsto dalla legge ma mai adottato dagli uffici comunali.

Da tempo, soprattutto gli esponenti locali di Legambiente coordinati dal presidente Virginia Farruggia, chiedono delucidazioni sulle ragioni di questo buco amministrativo.

Il piano delle spiagge garantirebbe una maggiore regolamentazione: tutta finalizzata a non invadere, più del dovuto, le spiagge e, allo stesso modo, l’intero litorale.

Le risposte burocratiche, però, non sono mai arrivate. Silenzio a Palazzo di Città e silenzio anche dai funzionari dell’ufficio del demanio marittimo di Porto Empedocle, che hanno competenza sull’area cittadina.

A mali estremi, estremi rimedi. Gli aderenti a Legambiente e al coordinamento hanno scelto di indirizzarsi sulla via giudiziaria: vorrebbero chiedere direttamente ai giudici amministrativi di fare chiarezza sull’intera vicenda. Un legale di fiducia è già stato contattato e ulteriori sviluppi potrebbero emergere già nelle prossime settimane.

Di certo, l’assenza di un piano organico per la gestione delle spiagge rende tutto molto più complesso. I componenti delle associazioni, inoltre, stanno definendo gli ultimi particolari per la presentazione, davanti ai componenti della commissione comunale annona, delle proprie osservazioni relative ad un altro strumento urbanistico ritenuto essenziale: il piano urbano del commercio.

La commissione annona, infatti, ha già fissato un intero calendario di audizioni, di modo da far arrivare in aula consiliare un atto condiviso da società civile e organizzazioni di categoria.

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