L’inchiesta “Praesidum”, via al giudizio d’appello: Canotto inizia a collaborare con i magistrati

 
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L'incendio di un'auto finito nell'inchiesta "Praesidium"

Gela. In aula, si tornerà a marzo, probabilmente anche per definire eventuali concordati. Intanto, nel giudizio d’appello successivo all’inchiesta “Praesidium” a fare un passo inatteso è stato il ventiduenne Giovanni Canotto. Ha scelto di collaborare con la giustizia. Difeso dall’avvocato Angelo Tornabene, avrebbe iniziato a fare dichiarazioni spontanee. Nonostante la giovane età, ha già diversi precedenti penali alle spalle ed è stato coinvolto appunto nell’indagine “Praesidium”, che ha permesso ai pm della procura e ai poliziotti del commissariato di scoprire una presunta banda, con centro logistico a Sant’Ippolito, attiva nei furti e nei danneggiamenti. Canotto sarebbe stato uno degli imputati più attivi. In primo grado, sono state pronunciate pesanti condanne. Sette anni e tre mesi di reclusione a Paolo Melilli, sei anni e dieci mesi allo stesso Canotto, sei anni a Carmelo Meroni, cinque anni e otto mesi a Giuseppe Giaquinta e quatto anni e due mesi per Marzio Smorta. La condanna è stata emessa anche nei confronti di Niculai Cozma, un cittadino di nazionalità romena.

I legali di difesa hanno impugnato i verdetti emessi dal gup del tribunale di Gela (davanti al quale il procedimento di primo grado si è svolto con il rito abbreviato). Saranno i magistrati della Corte d’appello di Caltanissetta a valutare tutte le posizioni. Furti e incendi sono stati ricostruiti dagli inquirenti anche attraverso immagini video e appostamenti. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Giacomo Ventura, Salvo Macrì, Cristina Alfieri, Mariella Giordano, Giusy Ialazzo e Angelo Tornabene.

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