L’indotto Eni rischia nuove fibrillazioni, Cacici: “Tanti operai rimasti fuori…silenzio dalla prefettura”

 
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Il segretario provinciale dell'Ugl chimici Francesco Cacici

Gela. Nonostante stiano proseguendo i lavori per la nuova green refinery, non mancano i malumori e le tante anomalie, già denunciate dai sindacati. I metalmeccanici dell’Ugl, che da tempo hanno chiesto una convocazione in prefettura, attendono ancora che i funzionari nisseni forniscano una data precisa. “Tanti lavoratori sono rimasti fuori dal ciclo produttivo della raffineria – dice il segretario provinciale dell’Ugl metalmeccanici Francesco Cacici – più volte, abbiamo denunciato la presenza di operai già in pensione o di lavoratori che hanno ottenuto il riconoscimento delle indennità per l’esposizione all’amianto e che in fabbrica non potrebbero starci. Ci sono i contratti a tempo determinato che rendono sempre più ricattabili i lavoratori dell’indotto. Per tutte queste ragioni, non capisco perché dalla prefettura non arrivi alcun segnale. La nostra richiesta risale ad oltre un mese fa, ma fino ad ora non abbiamo avuto risposte. Vogliamo evitare nuove mobilitazioni, a meno che non sia l’unica soluzione per avere attenzione dalle istituzioni”.

Il fronte Eni è ancora caldo, dopo quanto accaduto pure tra i ranghi di Enimed, con gli operatori locali che temono per il loro prossimo futuro, reso incerto da un drastico calo della produzione. Con la fine dei lavori della nuova green refinery, fissata per il prossimo dicembre, la “bomba” indotto potrebbe tornare a deflagrare.

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