Liste “pulite” (o quasi), papabili sindaci e aspiranti consiglieri con i certificati penali on-line?

 
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Gela. Temi programmatici, fino ad ora, se ne sono presentati pochissimi in questa campagna elettorale che si avvia alla fase più calda. I “veleni” (come spesso vengono definiti) invece abbondano e ogni contendente cerca la macchia in casa degli altri. Domani, il ricorso degli esponenti di “Un’Altra Gela”, la lista forte del “civico” Lucio Greco, verrà discusso davanti ai giudici del Tar Palermo. I legali del gruppo pro-Greco ne chiederanno la riammissione, dopo che la commissione elettorale circondariale ne ha invece sancito l’uscita di scena. Ma non è solo questione di firme, mancanti o meno. Tutti studiano le mosse dei pretendenti, sia alla poltrona di sindaco sia agli scranni del consiglio comunale. C’è chi ci gira intorno e chi, invece, affonda il colpo. Le liste “pulite”, però, dovrebbero essere un vantaggio sia per i quattro papabili a sindaco sia per chi li sostiene. Per il semplice elettore farsi un’idea di chi appoggia chi diventa quasi impossibile. Serve chiarezza e soprattutto non accontentarsi del semplicistico “tutto a posto”. Scorrendo le liste che si presentano ai nastri di partenza e dando un’occhiata agli assessori già designati, si dovrebbe avere anche la certezza di non incorrere in scivoloni. Chi è sottoposto a procedimenti penali o comunque ha pendenze, anche con il Comune, diventa un problema politico (e non solo) per i quattro candidati, che a loro volta passano al vaglio degli elettori. Per rompere gli indugi, i grillini che corrono con Simone Morgana hanno deciso di pubblicare on-line (probabilmente sul sito del Movimento cinque stelle locale), non solo il sempre eterno curriculum vitae, ma anche il certificato del casellario generale e quello dei carichi pendenti.

Lo faranno anche gli schieramenti rivali o lasceranno il copyright ai pentastellati? Sarebbe necessario, anche per chiarire tanti aspetti che nelle ultime settimane sono stati solo sfiorati. Il “pudore” di non farsi male reciprocamente (almeno quando si tratta di guai giudiziari) ha anestetizzato un dibattito che dovrebbe invece accompagnare quello sui programmi, ad oggi (e con poche eccezioni) senza vera identità. Il fatto che in Sicilia la normativa che prevede l’obbligo di rendere pubblici curriculum e certificati penali dei candidati (a sindaco e al consiglio comunale) non sia stata recepita, non è un motivo sufficiente per sbattere contro procedimenti penali in corso o pesanti cause di incompatibilità.

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