L’ombra dello smaltimento illecito, il ministero nel 2000: “Individuare rifiuti di amianto interrati”

 
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Pistritto ha denunciato la presenza di rifiuti industriali intombati

Gela. Rifiuti industriali pericolosi interrati e smaltiti illecitamente. Un sospetto rilanciato dalla denuncia pubblica di Emanuele Pistritto, ripresa dalle telecamere Rai, e che i magistrati della procura stanno valutando. Ad inizio settimana, è arrivato il sequestro di un’area dell’isola 32 di raffineria, probabilmente partiranno sopralluoghi e verifiche. Eni ha già precisato di aver sempre rispettato le regole in materia. Ma che potesse esserci qualcosa di anomalo nel sistema di smaltimento nell’area locale emerge anche da documenti del passato. Risale a diciotto anni fa la conferenza di servizi decisoria che venne convocata al ministero dell’ambiente per la verifica dei piani di caratterizzazione presentati dalle aziende insediate nelle aree industriali di Gela e Priolo, già allora classificate come Siti di interesse nazionale. Una serie di prescrizioni che i tecnici ministeriali fornivano alle grandi aziende proprietarie dei siti industriali presenti sia in città che nel siracusano. Nell’allegato C di una delle conferenze di servizio del novembre 2000, i funzionari del servizio per la gestione dei rifiuti e le bonifiche del ministero facevano proprio riferimento alla necessità di verificare se nel sottosuolo fossero presenti “eventuali rifiuti di amianto interrati”.

“E’ necessario eseguire delle indagini mirate – si legge nel documento – ad individuare la presenza di amianto nelle matrici ambientali, negli edifici, apparecchiature industriali e servizi nonché individuare eventuali rifiuti di amianto interrati”. Una sorta di raccomandazione ulteriore fornita alle aziende insediate a Gela e Priolo e che a diciotto anni di distanza ritorna alla ribalta, in attesa che i magistrati facciano luce su cosa si possa nascondere sotto terra nonostante tante di quelle aree siano già state caratterizzate.

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