L’omicidio Mendola, chiuse le indagini: accuse anche all’imprenditore Cauchi

 
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La rimessa dove venne trovato il cadavere di Mendola

Novara. Sono accusati dell’omicidio del trentatreenne Matteo Mendola, giovane gelese da anni però residente a Busto Arsizio insieme alla famiglia. I pm della procura di Novara hanno chiuso le indagini nei confronti dell’imprenditore gelese Giuseppe Cauchi e di Antonio Lembo e Angelo Mancino. In base alla ricostruzione, ad eseguire la spedizione di morte sarebbero stati Lembo e Mancino. Mendola venne condotto in una zona isolata, tra i boschi di Pombia, in provincia di Novara, e poi ucciso all’interno di una rimessa abbandonata. Sarebbe stato raggiunto da almeno due colpi di pistola. I presunti killer l’avrebbero finito colpendolo al capo, anche con il calcio dell’arma e, probabilmente, con un cric.

L’omicidio tra i boschi. A dare l’ordine, in base a quanto emerso dall’inchiesta, sarebbe stato l’imprenditore cinquantaduenne Giuseppe Cauchi, gelese a sua volta residente nella zona di Busto Arsizio, in provincia di Varese. Cauchi, difeso dagli avvocati Flavio Sinatra e Marco Cozzi, ha sempre negato di aver avuto rapporti con la vittima. I pm, però, non escludono che l’omicidio possa essere legato a presunti contrasti tra i due. Antonio Lembo, nel corso delle indagini, ha ammesso di aver ucciso il trentatreenne, tirando in ballo un presunto ordine impartito da Giuseppe Cauchi. Nei mesi successivi al ritrovamento del cadavere, spuntò anche la pistola che sarebbe stata utilizzata per l’omicidio. Adesso, i pm novaresi potrebbero chiedere il rinvio a giudizio dei tre indagati. Nel pool difensivo, ci sono anche i legali Mattia Piantanida e Alessandro Brustia.

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