“Lorefice e Di Paola ora sanno solo difendere Eni”, Siciliano: “Perché protocollo firmato a porte chiuse?”

 
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Di Paola e il senatore Pietro Lorefice

Gela. La rivalità politica tra l’ex assessore grillino e gli attuali portavoce del Movimento cinquestelle, che insieme a lui hanno condiviso i primi mesi del governo Messinese, è nota da tempo. Questa volta, l’ingegnere Simone Siciliano, che della giunta dell’ex sindaco è stato la mente politica, entra duro sui grillini, ritenuti fin troppo filo-Eni. Una visione colorata dal cane a sei zampe che tanti, nel corso della sua esperienza amministrativa, gli avevano invece accostato. Siciliano, dopo il dibattito fiume di ieri sera in consiglio comunale, ritiene che il senatore Pietro Lorefice, tra i referenti principali della nuova intesa Ministero dell’ambiente-Eni, e il deputato regionale Nuccio Di Paola abbiano del tutto mutato le loro “credenze” politiche, schierandosi con l’azienda. “È bastato poco per far cambiare idea ai cinquestelle, che con l’onorevole Di Paola in testa, poco meno di un anno fa attaccavano Eni e l’ex amministrazione comunale, accusandoli di voler trasformare l’ex raffineria in un inceneritore, con migliaia di camion di rifiuti che sarebbero arrivati in città da tutta la Sicilia – dice – oggi, invece, sembrano aver dimenticato che la pancia dei gelesi non si sazia di ottimismo, così come neanche le malattie si alleviano con semplici spot propagandistici a sostegno di quattro fogli di carta in cui Eni rappresenta l’apparente buona intenzione di smantellare gli impianti, dimenticando però di completare le operazioni di bonifica che la vedono direttamente interessata nel risanamento dei suoli e della falda, già oggetto di progetti autorizzati dagli enti pubblici preposti”. Pur di raggiungere l’intesa ministeriale, secondo Siciliano, i grillini starebbero smarrendo le iniziali convinzioni. “Sarebbe bene che l’onorevole Di Paola e il senatore Lorefice, invece di affannarsi a difendere la posizione di Eni rispetto a quesiti e dubbi sollevati dal consiglio comunale, e per nulla chiariti nella seduta di ieri sera, ci dicessero quale è il vero obiettivo del protocollo d’intesa e del motivo per cui la loro attenzione sulle bonifiche ambientali si sia disciolta come sale nell’acqua – continua – magari, potrebbero partire dal chiarire perché il protocollo di intesa tra Eni e cinque stelle, è stato firmato a porte chiuse e senza concertazione con le strutture preposte alla verifica di fattibilità. Oppure potrebbero recuperare e pubblicare i risultati delle emissioni dei camini della bioraffineria o magari pubblicare i risultati delle emissioni di gas dal sottosuolo che, stando ai dati in possesso del Ministero dell’Ambiente, in alcuni punti della raffineria superano di 1000 volte la soglia consentita per legge e su cui, stando alle informazioni ufficiali dello stesso ministero, non si registrano miglioramenti concreti”.

Secondo Siciliano, si sarebbero perse le tracce dell’accordo per il Banco Alimentare in città. Esprime forti perplessità sul processo di decarbonizzazione, previsto nel nuovo protocollo. “Cosa si debba decarbonizzare è un mistero, visto che la vecchia raffineria non opera più dal lontano 2014 – conclude – e non è più autorizzata ad operare per decadenza dell’Autorizzazione integrata ambientale e la nuova bioraffineria è autorizzata con emissioni zero di anidride carbonica. Consiglierei all’onorevole Di Paola e al senatore Lorefice, invece di difendere le posizioni di Eni, che lo sa ben fare di suo, di concentrarsi di più sui compiti istituzionali per cui sono pagati con i soldi dei cittadini gelesi, chiarendo come mai il tavolo permanente per le bonifiche, istituito preso il Ministero dell’Ambiente, non si riunisce più da quando l’ex amministrazione comunale non è più in carica”. Eni continua ad essere l’altra faccia di una medaglia politica, dilaniata dalla contesa localistica.

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