Mafia e voti, difese nel giudizio di appello “Polis”: “Nessun rapporto con la criminalità”

 
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Gela. In aula, davanti ai giudici della Corte d’appello di Caltanissetta, si tornerà ad inizio gennaio. Questa mattina, è toccato alle difese esporre le rispettive conclusioni, tese a respingere le contestazioni mosse agli imputati, coinvolti nell’indagine “Polis”. Secondo gli inquirenti, l’esito del voto che diede la vittoria all’ex sindaco di Niscemi Francesco La Rosa sarebbe stato influenzato dal sostegno di esponenti di Cosa nostra. In primo grado, con sentenza poi diventata definitiva, sono stati assolti sia l’ex primo cittadino che altri imputati come Francesco Spatola e Francesco Alesci. In appello, invece, i ricorsi sono stati presentati per contestare le condanne imposte ai gelesi Giuseppe Attardi e Carlo Attardi (padre e figlio) e ai niscemesi Giuseppe Mangione e Salvatore Mangione. La procura generale ha già chiesto la conferma delle decisioni di primo grado, così come concluso dal legale di parte civile, l’avvocato Angelo Cafà che rappresenta il Comune di Niscemi. Oggi, gli avvocati Flavio Sinatra e Rocco Di Dio hanno ricostruito il quadro accusatorio confermando che quell’esito elettorale non fu per nulla agevolato da presunti voti dei clan. Per i gelesi, già in primo grado fu spiegato che non ebbero mai contatti con il boss Giancarlo Giugno (a sua volta condannato per le vicende dell’inchiesta “Polis”). L’ingegnere Carlo Attardi, successivamente entrato nella giunta La Rosa, risultò il più suffragato in assoluto.

Per gli investigatori, inoltre, avrebbe sfruttato il ruolo del padre in un’azienda che assumeva costantemente operai niscemesi. Secondo la difesa, non ci furono anomalie e le preferenze vennero ottenute regolarmente.  Ai giudici di appello si sono rivolti i quattro imputati condannati. In un altro filone processuale, è diventata definitiva la condanna per Salvatore Ficarra.

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