Minacce ad operaio dopo vertenza, ex manager Conapro: “Mai conosciuto…io denunciavo i mafiosi”

 
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Gela. Le accuse sono gravi, avrebbero minacciato un ex operaio dell’allora Conapro, per convincerlo a rinunciare ad una vertenza sindacale, dovuta a presunte somme di denaro ancora da ricevere. I pm della Dda di Caltanissetta hanno portato a processo uno degli ex vertici del consorzio, Nicola Ingargiola, e l’imprenditore Filippo Sciascia. In base a quanto ricostruito, sarebbe stata chiesta la presunta intercessione di Salvatore Cavaleri, all’epoca esponente di Cosa nostra locale. Tutti aspetti emersi dopo la denuncia presentata dal lavoratore. In aula, però, Ingargiola ha respinto ogni accusa. “Non ho mai conosciuto quel lavoratore – ha detto – nel Conapro, non mi occupavo di vertenze sindacali. Coprivo la parte commerciale, presentando le offerte per le gare d’appalto”. Nel corso dell’esame, ha fornito i numeri economici di uno dei consorzi più importanti del territorio, che venne poi estromesso dall’indotto di raffineria Eni, a seguito di un’indagine su infiltrazioni mafiose. Ingargiola è stato assolto da quelle accuse. “Avevamo un fatturato che arrivò fino a trentacinque miliardi delle vecchie lire – ha aggiunto – c’era una forza lavoro di cinquecento dipendenti. Non potevo conoscerli tutti. Spesso, capitava che loro conoscessero me, anche se io non li conoscevo. Una vertenza lavorativa non avrebbe mai potuto pregiudicare il consorzio”. L’ex manager ha inoltre escluso di aver chiesto l’intercessione di Cavaleri.

“Non so neanche a cosa si riferisca – ha aggiunto – io i mafiosi li ho denunciati e anzi è emerso che mi avrebbero voluto mettere sotto estorsione”. Entrambi gli imputati sono difesi dall’avvocato Flavio Sinatra. Ingargiola, rispondendo alle domande del pm della Dda di Caltanissetta, davanti al collegio penale del tribunale, ha invece sollevato molti dubbi sulla vertenza sindacale e su quanto dichiarato dall’ex lavoratore. Non a caso, dai banchi della difesa è arrivata una richiesta di perizia sulle firme, che però il collegio non ha accolto.

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