Ministro Provenzano in città, semplice “passerella”? Di Cristina: “Sono stanco del tafazzismo”

 
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Di Cristina rivendica la scelta "arcobaleno"

Gela. La prossima settimana, il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano sarà in città. Una visita istituzionale che arriva nel momento forse più “caldo” della rinata vertenza Gela. La Cgil ha dato vita ad una mobilitazione, che poi ha aperto il varco. I sindacati del settore industria di Filctem, Femca e Uiltec hanno annunciato una manifestazione a Roma. Davanti al ministero dell’ambiente si protesterà l’11 dicembre, con l’obiettivo di ottenere lo sblocco della proroga Via per la base gas di Eni. Una “tappa”, quella con il ministro dem, che di certo non scalda i cuori di gran parte della politica locale e anche il sindacato è parso piuttosto freddo. “So che a qualcuno può dare fastidio il fatto che il Pd lavori, e bene, per il territorio – dice il segretario cittadino Peppe Di Cristina – onestamente, sono stanco del tafazzismo di una parte della classe dirigente di questa città. Fino a qualche settimana fa, c’erano state dure critiche perché il ministro all’ambiente Sergio Costa non era venuto in città. Adesso che arriva il massimo rappresentante delle politiche per il Sud in Italia, componente del governo Conte, c’è chi storce il naso. Mi sembra assurdo”. Di Cristina è consapevole che l’arrivo di Provenzano, sponsorizzato dalla sua segreteria, viene visto da molti come il tentativo dem di intestarsi politicamente la vertenza. Per alcuni, si tratterebbe di una “passerella”, senza un vero ritorno per gli investimenti locali.

“Dovremmo remare tutti nella stessa direzione – continua – devo dire che ho ricevuto ottime reazioni dal sindaco e dalla giunta. Credo che la visita del ministro istituzionalizzi la vertenza Gela e la renda nazionale, come quella di Taranto con l’Ilva”. Di Cristina, in attesa di Provenzano, si schiera. “Ho aderito alla manifestazione dei sindacati del prossimo 11 dicembre”, conclude. Quella che un tempo era la vertenza Gela, oggi sembra avere più versioni politiche e chi la sta portando avanti tende a non fidarsi troppo degli altri “compagni”.

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