Mortale a Passo di Piazza, in Cassazione un’assoluzione: altra condanna confermata

 
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Gela. Non è stato accolto il ricorso della procura generale con il quale si chiedeva, in Cassazione, di rivedere l’assoluzione di Giacomo Catavodello. Due anni fa, i magistrati della Corte d’appello di Caltanissetta, accogliendo le indicazioni fornite dal difensore, l’avvocato Maurizio Scicolone, emisero una decisione favorevole. Era accusato di aver contribuito all’incidente stradale che costò la vita ad un pensionato, Crocifisso Sarchiello. I fatti si verificarono in contrada Passo di Piazza. L’anziano era alla guida di una moto ape che si ribaltò. Non ci fu nulla da fare. L’imputato è proprietario di un’area, in quella contrada, al cui interno erano in corso dei lavori. Partendo dagli accertamenti investigativi, la conclusione fu che il mezzo condotto dal pensionato si ribaltò a seguito dell’impatto con un cumulo di inerti collocato a ridosso della strada e all’esterno della proprietà nella quale erano in corso lavori. L’accusa di concorso in omicidio colposo era caduta in appello, sulla base delle motivazioni poste dalla difesa. In Cassazione, è arrivata la conferma e la difesa ha ribadito che Catavodello, come committente dei lavori, non avrebbe potuto prevenire quanto accaduto, essendo estraneo alle scelte fatte dalla ditta che era stata incaricata degli interventi. La Corte d’appello, per la sua posizione, ribaltò una prima decisione del tribunale di Gela, che invece pronunciò la condanna ad un anno e quattro mesi, con pena sospesa ma condizionata al risarcimento dei danni in favore dei familiari della vittima. La Cassazione ha emesso una decisione che diventa definitiva, facendo cadere le contestazioni. La condanna ad un anno e quattro mesi di reclusione, invece, è stata confermata per l’altro imputato, Salvatore Catalano. Si occupò di organizzare i lavori per il tramite della ditta. I giudici, in appello, avevano confermato il nesso tra il cumulo di inerti per i lavori e l’incidente. Mancava un’adeguata segnalazione. I magistrati romani, comunque, non hanno previsto di subordinare la pena sospesa al pagamento del risarcimento in favore dei familiari. Catalano è rappresentato dall’avvocato Antonio Gagliano, che si è rivolto proprio alla Cassazione, impugnando la pronuncia di secondo grado. Aveva già sottolineato come non si potesse delineare una responsabilità diretta del suo assistito. Erano stati ripresi diversi aspetti anche relativi alle condizioni del mezzo condotto da Sarchiello.

In un’altra costola processuale, venne condannato l’operaio che si occupò dei lavori. I familiari della vittima, assistiti dall’avvocato Carlo Morselli, hanno seguito l’intero procedimento, compreso quello di Cassazione. Il legale ha concluso chiedendo condanne per entrambi gli imputati, considerati responsabili di quanto accaduto nell’area di lavoro e della mancata attivazione di efficaci misure di precauzione. Ai familiari, nei precedenti gradi di giudizio, venne riconosciuto il diritto al risarcimento dei danni e ad una provvisionale.

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