Morte Greco, “figli hanno presentato richiesta su interdittiva”: Grasso, “suicidio non è responsabilità Stato”

 
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L'imprenditore si è tolto la vita dopo l'interdittiva che ha escluso la sua azienda dagli appalti pubblici

Gela. Inevitabile che l’arrivo in città del neo commissario straordinario antiracket Anna Paola Porzio, chiamata a far visita all’associazione “Gaetano Giordano” e alle istituzioni locali, faccia però pensare subito alla tragica fine dell’imprenditore Rocco Greco, morto suicida dopo l’esclusione della sua azienda dalla white list delle imprese “pulite”. L’imprenditore fu tra i primi a denunciare le pressioni mafiose nell’appalto per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti in città. Alla Cosiam sono stati revocati importanti appalti pubblici, dopo un’interdittiva antimafia, confermata anche dalla giustizia amministrativa. Una vicenda che ha turbato l’intera famiglia, spingendolo a togliersi la vita. Ad attendere il commissario, non c’erano soltanto Tano Grasso e Renzo Caponetti (insieme al commissario Rosario Arena), ma anche il prefetto di Caltanisetta Cosima Di Stani. “A noi è molto dispiaciuta la situazione della famiglia Greco – dice – anche perché il legislatore, anche in casi di provvedimenti così severi come le interdittive antimafia, comunque ha previsto una serie di strumenti attraverso i quali un’impresa può proseguire nella propria attività. Questa possibilità che Greco si è negato, forse perché non conosceva questi strumenti, amareggia. Dobbiamo far conoscere questi strumenti, che a volte possono apparire stringenti”. Sui figli che hanno deciso di proseguire l’attività iniziata dal padre, il prefetto non rilascia troppi commenti. “Hanno presentato una richiesta di aggiornamento dell’interdittiva antimafia”, ha detto ancora. Sul futuro dell’azienda e sugli sforzi che i figli di Greco stanno facendo per uscire dal “purgatorio” del sospetto, il commissario Porzio ha aperto uno spiraglio. “Tante volte il discrimine tra una persona del tutto fuori dal tema o una persona ancora con dei problemi è sottile – ha risposto – adesso, a noi deve interessare aiutare la famiglia e aiutare i ragazzi che so che hanno voglia di continuare. Creargli intorno una rete di solidarietà”. L’imprenditore, anche in base a quanto dichiarato dai figli, è stato vittima di un’interdittiva che ha tagliato qualsiasi ponte tra la Cosiam e gli appalti pubblici. Ma il fronte antiracket esclude che la normativa in materia possa essere rivista. “Le interdittive sono l’unico atto che ci assiste nel tenere a bada le aziende ammalate – ha spiegato ancora il commissario Porzio – sono uno strumento straordinario e continuano ad esserlo. Per l’emanazione di un’interdittiva si fanno talmente tanti passaggi che difficilmente un’interdittiva può essere sbagliata, tanto è vero che resiste ai giudizi dei Tar”.

Da imprenditore antiracket, però, Greco si è trovato con le spalle al muro. “Quello di Greco è un atto che merita rispetto – ha spiegato il presidente Fai Tano Grasso – ci siamo trovati in una situazione che non avrebbe consentito l’adesione al’associazione antiracket. Da novembre, c’è una nuova legge dello Stato che prevede la certificazione antimafia per aderire alle associazioni antimafia. Sono cose molto delicate. Non si può attribuire la responsabilità di un gesto così immenso allo Stato”. Caponetti risponde alle domande con un dubbio personale. “Ero amico intimo di Riccardo – ha concluso – sono molto dispiaciuto. Ho un unico cruccio, mi chiedo come mai non si è fatto vedere quando aveva i primi dubbi. Forse non gli avrei potuto risolvere i problemi ma almeno avrei potuto stargli vicino, insieme agli altri imprenditori”.

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